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domenica 17 febbraio 2013

Phisique du Rolex

Ieri la famiglia si è mobilitata per riempire di legna da ardere ogni anfratto del vano scale di nonna D., per preservarla dai rigori di quest'ultimo mese invernale. E un amico si è incaricato di portare in discarica una serie di inguardabili elettrodomestici non funzionanti che ingombravano l'ingresso coperti di polvere. Tra questi tre antichi televisori dal tubo catodico ipertrofico, enormi e tristi nel loro annoso silenzio.
Nonno G: - basta che tu porti un documento che attesti la tua residenza e puoi buttare tutte le televisioni che vuoi, anche se non sembri uno che possieda tre televisioni...
Amico N.: - no, ma sembro uno che ha queste televisioni..

mercoledì 30 gennaio 2013

Esercizio dei diritti civili

Correva l'anno 1989, e, adolescente, sguazzavo tra le onde di lidi laziali, mentre mia madre, con sguardo perennemente appassionato, non alzava gli occhi dal romanzo, godendosi ogni riga e tutta la mia invidia. È sempre stato un ricordo importante nella sua serenità, e per anni mi ha lasciato in bocca la voglia di leggerlo, nonostante un certo timore reverenziale.
Mio padre, interrogato su cosa ne pensasse, ha detto: ho saltato tutti i dialoghi, l'ho letto molto rapidamente!
Resta da capire che cosa abbia letto, dunque, visto che, tolti i dialoghi, restano sì e no un paio di righe.
Ora l'ho fatto, ci ho provato, con le migliori intenzioni, protesa a coglierne ogni significato, ogni sfumatura.
Non posso più ignorare i sintomi, il mio temporeggiare davanti alla televisione per non andare a letto, l'evitare di pensare ai libri che mi aspettano per un fastidioso senso di colpa...ora abdico.
Zauberberg, hai vinto, o hai perso, a seconda dei punti di vista: a pagina 78 del secondo volume mi sono fermata, per correre alle ultime pagine, solo per scoprire, notizia pur poco rilevante nell'economia del romanzo, quanto Giovanni Castorp rimarrà lassù nel sanatorio (e non lo dico, troppa la fatica fatta per saperlo), e poi ho rinunciato alla montagna incantata, come sempre con un senso di sconfitta misto a sollievo. Spero di ricondurre presto il romanzo alla memoria dei lidi laziali, e della gioia di mia madre.

venerdì 19 ottobre 2012

Ha vinto lui

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Non so se avete presente Bruce Willis in Pulp fiction, quando si arma in maniera sempre più sofisticata per la sua vendetta, dal coltellino al kalashnikov. 
Questa è stata più o meno la scena che con nonna D. ho vissuto ieri dal veterinario, per riuscire a fare le analisi del sangue al suo gatto, operazione tra l'altro inutile, visto che, anche individuata la patologia, sarebbe stato impossibile fargli ingurgitare qualsiasi medicina, quindi tanto vale preservare uno stato di beata ignoranza di uomini e bestie.
Prima l'ho tenuto fermo per il collo, mentre la dottoressa si avvicinava fischiettando con la siringa, poi, sono stati aggiunti dei guantoni da boxe antiunghia, poi è arrivato un altro veterinario, ho visto sfilare una cintura dai pantaloni, e non escludo che ad un certo punto sia intervenuta una ruspa. E niente analisi del sangue. Ha vinto il gatto. 
 Da piccola, in ospedale, ho tentato qualcosa di simile, ma hanno vinto loro. E ora sono senza adenoidi.
Guardo quel gatto con un rispetto nuovo.

martedì 26 giugno 2012

www.inps.it


Ricerca: modulo ICRIC
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Allora deve cambiarlo. CAMBIA PIN
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Benvenuta!
Modulo ICRIC: anno 2010 o 2011?
Utente non abilitato alla sezione agricoltura.
Benvenuta!
2011? Apri.
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Il nuovo PIN è stato inviato al suo indirizzo di posta.
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Per effettuare questa operazione il PIN deve essere trasformato in PIN dispositivo, compilando questo modulo e inviandolo a questo link con copia del documento di identità.
Attenzione: il modulo firmato e il documento di identità devono essere compresi nello stesso file, due file non saranno riconosciuti. Indietro.
Utente non riconosciuto.

Nella profonda trasformazione della società informatizzata è fondamentale il mantenimento del modello tradizionale di orientamento al cliente che enti come questo hanno sempre garantito. Perfetto.

martedì 8 dicembre 2009

E' finito l'assedio?


Questa mattina nonna D. si è svegliata, ha lanciato un pigro sguardo alla finestra e, in cima al castello, la bandiera della città sventolava bianca.

- Ci siamo arresi? è stato il primo pensiero.

Era la nebbia.

martedì 27 ottobre 2009

Domenica di sole


Domenica di voto, di file al seggio, spiando le espressioni degli altri, e leggendo una certa festosità nel ritrovarsi a fare democrazia. Commovente, ho detto a Marito, ricordando ricordi non miei, racconti dei miei genitori che hanno vissuto epoche ben più entusiastiche e solidali. Commovente, ha detto nonno G, la sera al telefono, la gente che non esaurisce mai pazienza e fiducia. Emozionante, ha detto nonna D il giorno dopo, riconoscersi nelle facce della gente.
E poi: in Italia, leggere saggi è come leggere gialli.

venerdì 16 ottobre 2009

esperienze estreme


Il nostro nume tutelare indù, la babysitter, è ormai di casa il sabato mattina, quando noi giochiamo agli snob e usciamo con l’aria annoiata verso un campo da tennis che dopo la nostra prestazione professionale sembra Custoza il 27 luglio 1848.
Ieri, però, con il losco fine di sperimentare se ce la faremo ad andare allo spettacolo di Corrado Guzzanti tra qualche settimana, l’abbiamo chiamata di sera, affinché provasse ad addormentare la creatura in nostra assenza.
Babi giocava con me sul divano, ridevamo come matti della ipotetica puzza dei suoi piedi (su questo lo imbroglio, per abituarlo a curarsi prima dell’adolescenza), e il Nume è entrato, portando con sé la sicumera che sempre ostentano coi bambini le babysitter, e un alito di una certa pregnanza all’aroma d’aglio, che sicuramente avrebbe avuto un ruolo importante nel far cadere addormentato il piccolo.
Babi ci ha guardati: ecco, il tranello. Avrei dovuto sospettarlo. Ridi, ridi, fidati dei genitori..
Questo esprimevano i suoi occhi, prima ancora delle sue abilità vocali, per ora limitate a una trentina di parole.
E così è rimasto, forse anche intontito dall’aglio, fino alla nostra uscita. Non un pianto, non una parola o un sorriso.

Ho passato due ore e mezza piene di aghi di pino in bocca, anche se doveva trattarsi di pizza, serata fatta di cena e chiacchere a casa di nonna D con una sua amica neo-nonna N, mentre Marito girava vorticosamente tra i termosifoni cercando di abbassare la pressione della caldaia, che stava per ridurre la casa come il nostro campo da tennis.
Su per le scale origliavamo immaginando pianti furiosi.
Aperta la porta all’improvviso, tipo: aha, beccata mentre torturi il mio piccolo, c’era il Nume che leggeva distrattamente un libro di favole deprimenti tipo la piccola fiammiferaia, serafica e assonnata. Babi dormiva dentro il suo sacco a pelo che si ostinano nei negozi a chiamare sacco-nanna, come la crema-corpo e il mestolo-brodo.
Non una lacrima, non un problema.
Ero commossa e contenta, mentre Marito accompagnava il Nume, fino a che ho pensato: ecco, domani mattina si sveglia.. e chiama lei.
La maternità è una mostruosa fonte di ossessioni.

lunedì 5 ottobre 2009

Ce ne fosse una a metano


Ormai la famiglia Automezzi sta tirando gli ultimi, quanto a concentrazione, lucidità e visualizzazione dell’obiettivo, e proprio in questo periodo l’oliato equilibrio di automobili necessarie a farla procedere nella vita si è rotto.
Nell’ordinato susseguirsi dei giorni, Marito va al lavoro alle 7 con la macchina di nonna D, Io e il babi andiamo al lavoro e all’asilo alle 7.20 con la macchina della famiglia, il nonno G nel pomeriggio parte con la propria auto e va a prendere il babi all’asilo, lo porta a casa nostra, e poi io o Marito arriviamo e lo lasciamo libero di andare a casa sua. Nonna D, però, in tutto questo fluire del gioco, rimane appiedata, e se ha bisogno della sua auto la chiede timidamente, e le viene portata in zona di traffico limitato, con sul collo l’alito del Vigile Urbano, categoria che dove viviamo rappresenta il folclore costituito in città come Belfast o Bilbao dai gruppi armati; in questi momenti l’andamento-macchine viene momentaneamente modificato per supplire al senso di vuoto, in modi sempre nuovi e fantasiosi.
Bene. La macchina di nonna D è rimasta per tre settimane dal meccanico, e siamo intervenuti in questo senso: io utilizzo la macchina di Nonno G, la abbandono fuori dal posto di lavoro, Nonno G arriva in autobus con la seconda chiave, prende l’auto, con quella raccoglie il babi all’asilo, e qualcuno a caso tra Nonno e Marito viene a prendermi al lavoro.
Non paghi del quotidiano roteare, frequentemente uno di noi a caso si trova con due chiavi uguali, evento che in questo gioco costa molti punti di penalità, e comporta viaggi all’alba per favorire un’equa distribuzione delle stesse (metodo “one man, one key”).
Babi, poi, ha pensato un giorno come questo meccanismo troppo lezioso gli fosse venuto a noia, e ha nascosto la seconda chiave (metodo "two men, one key"), cosicché io mi sono trovata per giorni a spiegare via sms a Nonno G non solo dove si trovasse la macchina aperta, ma anche dove fosse nascosta la chiave.
E ho volontariamente omesso, per paura dell’eccesso di Murphy, il problema rappresentato da seggiolini, passeggini, lettini, che sempre, dico sempre, si trovano nell’auto sbagliata rispetto a quella in cui eravamo tutti sicuri di averli lasciati, con conseguenze fastidiose in tema di trasporto bebè.

Ora basta. Per quanto la generosità di Nonna D nel fornire quattro ruote a richiesta sia notoria, per quanto io mi ricordi con estrema nostalgia ecologica i tempi in cui non conoscevo altro che autobus d’inverno e bici d’estate, mezzi che attualmente sono fuori discussione, nella Famiglia Parcomacchine entrerà una seconda automobile, della stessa marca di quella che Nonno G sta per rottamare, e che già ci mancava. A questo proposito, cercasi nome per questa nuova rossa fuoco di seconda mano.
Ora credo di capire come Berlusconi sia riuscito a perdersi in un giro di Escort, Ford.

lunedì 21 settembre 2009

perle e ciocche


Fantastico. un amico si chiedeva che problema avesse Berlusconi con un giro di Ford Escort, che, tra l'altro, a diciott'anni gli sembravano piuttosto vecchie.

In questi giorni festeggiamenti alcolici, come ogni anno, coinvolgono l'intera città dove abitiamo, con l'unica modifica dirompente imposta dal Comune, che consiste in un banchetto degli alcolisti anonimi per gli attimi di pentimento tra le decine che vendono vino. Nonna D, che notoriamente vive di notte, quando il silenzio la rilassa, e ronfa di giorno, quando nulla ha particolare rilievo, vive nel centro esatto dei festeggiamenti, e in questo periodo in cui tutti tendono a vivere di notte intorno a casa sua, le converrebbe convertirsi ad orari civili, resterebbe comunque l'unica.
Di notte le sue finestre sono avviluppate da un boato continuo, figlio di migliaia di persone, decine di orchestrine e numerosi rutti che salgono come da un tunnel stretti tra la case della via.
L'altra notte si è vista entrare in casa un caro amico che aveva accuratamente evitato l'anonima alcolisti, limitando la sua attività a censire le osterie del circondario. Ha riconosciuto la casa, è salito, e ha detto che non riusciva a trovare la sua automobile, non ricordandosi assolutamente dove l'avesse parcheggiata. Nonna D ne è stata estremamente felice, poichè limitare i pericoli ambulanti in giorni come questi è dovere civico di ogni cittadino, e gli ho offerto il letto degli ospiti.
La mattina dopo, cercandolo per informarsi sulle sue condizioni e sottoporlo a qualche test acrobatico per valutare se potesse mettersi alla guida, l'ha trovato accartocciato sul tavolo del salotto, che guardava la gatta nerobianca, dicendo: toh, un pinguinetto.