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venerdì 17 giugno 2016

Valutazioni di opportunità

Con il mio gruppo, i Decanters, finalmente sembriamo iniziare a carburare, e sto accarezzando l'idea di riuscire a mettere su un piccolo repertorio per il matrimonio di una carissima amica. L'altra sera, a prove, volevo proporre ai musicisti la possibilità di questa gita fuoriporta a ottobre, ma poi mi sono resa conto dei pezzi che stavamo provando (seguono citazioni e traduzioni personali):

Prendila così: lasciami giù qui, è la solita prudenza, loro senza me, hai detto, è un problema di coscienza (...) cerca di evitare tutti i posti che frequento e che frequenti anche tu, nasce l'esigenza di fuggirsi per non ferirsi di più

Why don't you do right:  perché non fai come gli altri uomini, hai perso tutto, vattene e portami un po' di soldi

Don't explain: tirati via quella macchia di rossetto, e non spiegarmi niente

Anche un uomo: Anche un uomo può sempre avere un'anima, ma non credere che l'userà per capire te

Darn that dream: maledetta la mia mente che non riesce a capire che a te non interesso, per cambiare questa sensazione accoglierei volentieri un bell'incubo.

Estate: l'estate che ha creato il nostro amore per farmi poi morire di dolor

E tutto all'improvviso inizio a chiedermi se intendiamo precluderci la partecipazione a matrimoni vita natural durante, e soprattutto cosa stiamo tentando di dire al mondo...

 

mercoledì 15 giugno 2016

Cose che si ribellano

Vogliamo parlarne apertamente una volta per tutte?
Vogliamo cercare di chiarire alcuni misteri incomprensibili unendo le nostre forze in un tentativo razionale, senza lasciare spazio alle forze del male? Vogliamo arginare la rivoluzione delle cose?

 UNO
Quando sono al telefono, alla scrivania, il mio braccio compie il movimento di prendere la cornetta e rimetterla in sede; il corpo del telefono normalmente non si comporta come una trottola, rimane al suo posto a fare il suo lavoro. La mia persona nel complesso tende ad evitare di giocare con la sedia con le rotelle girando su se stessa più e più volte: forse farebbe bene all'umore, ma ci perderei in sobrietà amministrativa.
Dunque mi chiedo: perché diavolo il cavo del telefono in ufficio si avvoltola su se stesso?

 DUE
La premiata ditta ha sostituito, con una maestosa alzata di ingegno, un metodo vecchio 40 anni come il fax con un metodo vecchio 20 come il fax server. Piano piano arriveremo alla mail, me lo sento. Comunque, dicevo, questa modernissma procedura prevede il salvataggio di decine di pdf al giorno, passati allo scanner, dentro cartelline colorate sul desktop, e qui si pone il misterioso problema.
Perché qualche rara volta il percorso per arrivare alla cartellina che mi interessa devo farlo solo con il primo file, e per gli altri basta aprire il pdf, cliccare salva col nome,e si apre già il percorso selezionato per il file precedente, e invece la maggior parte dei giorni devo ripetere il percorso per ogni singolo pdf?

TRE
Io non uso la borsa come uno shaker. E le mie tasche non vengono usate abitualmente per estrarre i numeri del lotto mescolando palline. 
Perché allora quando gli auricolari del telefono vengono lasciati soli con se stessi intrecciano danze agli Dei fino ad annodarsi irrimediabilmente, in una sorta di macramè assurdo che deve essere districato col balsamo come i miei capelli dopo un giorno in una cava di carbonato di calcio?


QUATTRO
Perchè il mio telefono decide quotidianamente di propria iniziativa di eliminare i suggerimenti predittivi dalla chat, impedendomi così di comporre quelle frasi irrazionali che la tastiera propone, tanto utili quando non c'è null'altro da dire ("la prima volta che mi sono svegliata alle ore piccole, per il momento in cui si parla del futuro del nostro tempo è stato bello conoscerti")?

CINQUE
Perché, quando un gruppo jazz decide di eseguire un nuovo brano, la prima esecuzione in assoluto, rigorosamente durante le prove, è sempre la migliore, e l'atmosfera che si determina durante quella esecuzione resterà assolutamente irripetibile e inavvicinabile in tutte le esecuzioni successive, comprese quelle in pubblico?

E mi fermo solo per decenza.

venerdì 25 ottobre 2013

Ansie da professionisti

Ora canto. E sto meglio, come non riesco nemmeno a descrivere. Ho aspettato per cantare ehmehm anni della mia vita, dedicandomi a imprese corali, o limitandomi ad essere una dei milioni di showersingers che costellano la parte di mondo in cui si può liberamente disporre di una doccia.
Tutto perché l’angoscia di presentarmi davanti a della gente, e cantare, e esibirmi, e atteggiarmi, superava qualsiasi beneficio potessi trarre dall’esprimermi, o anche solo dagli applausi.
Ora canto, e sto meglio. Ci ho messo troppi anni a capirlo, e ne coltiverò sempre il rimpianto.
Ma ho un amico, N, che supera ogni mio limite in merito all’ansia da prestazione. Nel senso che la sua angoscia non riguarda l’esibirsi per farsi, in qualche modo, giudicare: riguarda qualsiasi situazione in cui lui non gli sia permesso di accoccolarsi sotto una scrivania.
La prossima primavera deve sposarsi, l’amico N. E la cerimonia, già di per sé, comporta una certa sovraesposizione delle due creature che, nel quadro d’insieme, si definiscono sposi, e i cui genitori pagano spesso cifre indicibili per metterli alla berlina di fronte a un centinaio di persone.
L’amico N non è ancora arrivato a gestire questa emozione. Non ho nemmeno il coraggio di rammentargli che dovrà farvi fronte, magari aiutandolo a prendere atto della cosa facendo riferimento ad altri matrimoni a cui abbia potuto partecipare, e ricordandogli quelle personcine vestite in modo particolarmente costoso, nel bel mezzo della navata. 
No, lui ora ha un altro problema. Il corso per fidanzati.
Questa istituzione ha preso molto piede, in questi anni. Non so descriverla molto bene, avendo omesso l’intero settore dal mio matrimonio. Diciamo che mi sono sempre molto divertita ad ascoltarne vari aneddoti dai partecipanti. Ancora però non mi era capitato di sentire di ansia da prestazione.
 Nef, sono stato lì, e ho dovuto dire a tutti il mio nome e cognome. Questa fase l’ho superata, più o meno, anche se ho ancora i brividi. Il corso è eterno, tende a superare la data del matrimonio, ma pare che il numero degli incontri si possa ridurre se ci si assoggetta a commentare dei passi biblici con la propria fidanzata, o con altre coppie. Traendone spunto per la vita di tutti i giorni! Io credo di non farcela. Io credo che tirerò fuori a tempo debito un attacco epilettico, di quella epilessia che, nel rinnovare la patente, ho negato di avere, insieme ad altre numerose malattie. Io preferisco che mi ritirino la patente. Non credo di farcela, Nef.
Non oso immaginare la scelta delle bomboniere.

domenica 24 marzo 2013

A prove

- Allora, tu la canti in MIb, io vorrei fare il solo in DO...
- Allora cambiamo tonalità per i soli!
- Facciamo un turnaround?
- Sì, aggiungiamo due battute..
- Un paio di battute...
- Allora: c'è un carabiniere che vince una grande somma. Cosa intendi farne? Beh, pensavo di comprarmi una caserma e mettermi in proprio!

martedì 5 marzo 2013

Giornata piena

Ieri la mia vita è stata arricchita dalle seguenti esperienze:
1. Un giardino che comincia a assumere una forma. Finora, al suo meglio, quando il sole radente lo rendeva un po' confuso, diluendo i colori in qualcosa di meno impietoso, poteva ricordare uno sformato di cavolo quando ti si attacca alla teglia. Ora è abbellito da una decina di sacchi neri di fogliame, da fascine di ramaglie che aspettano il camion della raccolta differenziata, ma qua e là arbusti e rampicanti potati a zero ricordano la propria missione primaverile, e sembrano esplodere di impazienza nell'attesa di giorni di tepore. Io non riesco a smettere di guardarlo dalla finestra, prefigurandomi uno splendido futuro, come ogni mamma guarda il suo scarrafone.

2. Il momentaneo convincimento che il gruppo jazz avesse un nuovo amplificatore, salvo poi accorgermi che ció che il contrabbassista reggeva nel buio con cautela era solo il bidone dell'umido.

3. Un microfono tutto mio, pesante come il mio bouquet - clava da sposa, con il corpo grigio cangiante e la testa argentata, circondata da una sottile fascia azzurra di gomma: si chiamerà Joao. Sembrava così facile, cantarci dentro, che a un certo punto mi sono chiesta se stessi cantando veramente, o se lo stessi solo immaginando, ma il fatto che i musicisti non facessero una piega porta a propendere per la prima soluzione. Tra una ballad e una bossa, Joao si è anche abbandonato a qualche pezzo di Dalla, in memoria.

4. Uno shaker utilizzabile esclusivamente in uno stadio olimpico, e per carità senza alcuna amplificazione, poichè, dotato di corpo in alluminio e faccia a prisma esagonale, emette un frastuono tale da coprire un quartetto con la verve di un cantiere in piena attività. Abbiamo cercato di avvolgerlo in strofinacci, poi in asciugamani da spiaggia, piumini e infine materassi, anche se, lo ammetto, a quel punto sarebbe stato più agevole cercare di tenere il tempo agitando una betoniera.

- un kazoo, affarino di metallo leggero come un canarino con la vocalità di un avvoltoio, con un buco più grande da una parte e più piccolo dall'altra, e sopra una membrana sottilissima che vibra cantandoci dentro, come se parlasse Paperino. Soffiandoci non si ottiene nulla. Dovrò imparare in solitudine, vista la gamma di suoni imbarazzanti che riesce ad emettere se usato senza perizia. In alternativa lo impiegherò a carnevale per simulare peti.

5. L'immagine imperitura del chitarrista del gruppo, M., che intende promuovere una turnè in Giappone in modo da esibirsi a Kyoto in kimono e ciripà (abbiate pazienza, i termini tecnici sulle divise dei lottatori di sumo mi mancano), aggiungendo al repertorio brani quali "vengo a prenderti stasera con il mio kimono blu", oppure "con il kimono amaranto, si va che è un incanto, nel quarantasei".

6. La visone di una volpe da vicino. Come in una favola, ha attraversato la strada nella notte, con una gallina in bocca e sul muso una mascherina da procione che le donava una connotazione da ladro dei fumetti. Babi, quando gli ho raccontato di aver visto una volpe con la maschera, ha commentato con aria cospirativa: ma allora che animale era, veramente?

mercoledì 27 febbraio 2013

Cosa non si fa per restare


Lunedì sera siamo andati a provare in uno studio di registrazione casalingo, dal nostro batterista, che coltiva in una mostruosa taverna questa sua passione. Ha fatto una cosa pazzesca: stanza della regia, con una parete di schermi di pc, tra cui uno collegato via webcam con la sala di registrazione, a sua volta collegata via webcam alla regia. Una batteria più fornita di piatti di sei puntate di Masterchef, un microfono per voce che assorbe qualsiasi tipo di emissione, anche microscopica, per cui è meglio scordarsi velleità come quella di inspirare, o debolezze analoghe.


Abbiamo registrato due canzoni per chitarra e voce, un solo tape per ognuna. E poi abbiamo assistito all’elaborazione delle stesse, come fossero pongo. Il padrone di casa si è complimentato del mio controllo della voce, che così ho scoperto di avere, grazie al quale il numero di correzioni adottate si è ridotto al minimo, ma ho scoperto che saper cantare, con l’avvento di queste centinaia di plug in, è sì un orpello grazioso e comodo al fine di pubblicare un disco, ma assolutamente niente di necessario. Ascoltarsi registrati con una vividità così incredibile è un’esperienza utilissima, una volta fallito il tentativo di suicidio. Il fatto che la terza passione del nostro fonico batterista sia la degustazione enologica l’ha resa più fluida e godibile.

lunedì 4 febbraio 2013

Inspirazione

Il mio sport, il canto jazz, richiede inspirazione quanta ispirazione. Per ottenere la prima, l'unica è dedicarsi all'esercizio, e mi sento sempre così carente, anche se ho deciso di dovere a me stessa un po' di sapienza armonica, e ho cominciato un ciclo di sorprendenti lezioni in cui fluttuo tra il terrore del lato matematico della musica e attimi di inaspettata chiarezza (il tritono! Ecco cos'è un tritono, che prima pareva bestia anfibia con qualcosa di mitico! E come si è felici con poco..)
Per la seconda, come fu per l'ispirazione letteraria, nonostante l'assenza di qualsiasi evidenza scientifica credo ciecamente nelle terapeutiche virtù dell'intonaco, e mi ostino ad appendere esempi alle pareti, un po' come fare la doccia nei fiori di Bach per acquisire un equilibrio emotivo. D'altra parte pare funzioni: un conoscente ha appeso per un anno in salotto il progetto di una chitarra Maccaferri, e poi l'ha riprodotta pari pari, e suonava pure..Restando perfettamente ancorata alla scienza, per la legge della utile ripetizione, appendo anche qui, al mio muro virtuale, le mie aspirazioni.

venerdì 25 gennaio 2013

L'eterno duello tra le corde

In questi mesi di frequentazioni jazz ho imparato alcune cose:
- che il piano viene accordato a 442 hz invece che a 440, a volte anche sopra, nella consapevolezza dell'inevitabile ammorbidirsi delle corde, in un'ottica di entropia universale, e che dunque al diapason non resta che diventare un curioso ammenicolo su cui avvolgere i capelli.
- che la vera difficoltà sta nel togliere togliere togliere note, tanto che il nostro pianista viene continuamente spronato a suonare più note alte, ma non nel senso del lato destro della tastiera, bensì nel senso di sollevare le mani dalla stessa, e che il giorno in cui ha suonato con quattro dita per il dimezzamento del pollice dovuto ad un furioso combattimento con l'attrezzo per tagliare i finocchi a velo aveva una marcia in più.
- che nello swing i quarti importanti sono il due e il quattro, mentre nella bossanova l'uno e il tre
- che quando mando in mona la mia dignità e mi misuro con lo scat alla Ella Fitzgerald, tocco vette altissime nel mondo dell'imitazione dei volatili da cortile, nel momento in cui si decide di farne il pranzo di Natale.
- che il rapporto tra pianisti e chitarristi è assai duro, tanto più in un laboratorio organizzato da un pianista per pianisti E altri musicisti. Ne ho più volte avuto la netta percezione, ma l'altra sera a prove la certezza assoluta.
NEF: però, questa canzone senza piano rende maggiormente l'atmosfera.
M (Chitarrista): Ma guarda...io penso..che il piano è uno strumento destinato a morire.

sabato 24 dicembre 2011

Sunti di vita


La pausa forzata ha escluso da questo blog tre eventi straordinari, che riporto per ordine storico e memoria personale:
-          il tracollo di Berlusconi, troppo lento e troppo tardo, ma comunque ristoratore, anche se, come per la tonsillite, alla prima placchetta si teme che ritorni anche dopo 4 mesi di penicillina.
-          l’inizio dell’asilo di Babi, ovvero: il termine dell’asilo nido e l’inizio della – neologismo -scuola dell’Infanzia, che ha molti pregi. E’ vicina a casa. Ha maestre in gamba. E soprattutto: è pubblica, chediolabenedica. La famiglia Debitucci si troverà improvvisamente a fare i conti con 535 euro in più al mese, facendosene di sicuro una ragione.
-          ho ricominciato dopo anni silenziosi a cantare, grazie ad un volantino abbandonato nell’asilo di cui sopra ed a un magnifico branco di jazzisti  coordinati da un maestro di piano bravissimo ad ammucchiare appassionati. Grande onore, ho dato il nome ad uno del numerosi quintetti che si compongono e scompongono trisettimanalmente come cellule impazzite. Un po’ come il sogno che una volta, intervistato, narrò Camilleri: precipitare proprio in mezzo al palco del teatro Bol'šoj intonando l’ultimo acuto prima dell’applauso scrosciante. Un sogno cantato per anni sotto la doccia per realizzare il quale suonano in quattro.