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domenica 4 giugno 2023

C'eravamo quasi

Il mercoledì è giorno di raccolta di ingombranti, nel ridente paese in cui vivo. Proprio per la loro meritata fama di ingombranti, la gente è invitata a prenotarne il ritiro e a depositarli davanti alla propria abitazione solo a sera inoltrata, in modo che la ditta possa appropriarsene alle prime luci dell'alba, senza che si creino disagi alla circolazione il giorno successivo. 

Ma quel giorno è accaduto qualcosa di strano, proprio il giorno in cui anche il mio enorme divano, dilaniato da unghie di gatto, giaceva sulla strada. L'amica D, che, pur abitando in altro comune, indulge talora in passeggiate lungo il suddetto paesello fino alla campagna, suonò il mio campanello. "Ma cosa succede? il tuo paese ha deciso di ricostituire gli antichi rapporti di vicinanza, quando gli anziani si sedevano a cercare chiacchiere e frescura fuori dall'uscio, creando un condominio di allegri scambi e comuni lavori di cucito? E anche tu fai parte di questo rivoluzionario movimento?" 

La ditta, per motivi mai chiariti, non era passata, quella mattina, e il paese aveva cambiato fisionomia, come se le case si fossero rivoltate all'esterno, sputando scorci di intimità, pezzi di salotto, centrini, materassi, in un'incontenibile voglia di socialità. 

Fossimo stati in un libro di Rodari, questo sarebbe stato sufficiente agli abitanti per lanciarsi in pastasciutte sociali, partite a briscola su tavolini zoppi e visioni collettive di programmi da televisori fulminati, alla Lascia o raddoppia. E non avremmo più potuto smettere, impedendo alla ditta di portar via e cambiando completamente la fisionomia del paese, per scoprirci a vicenda. 

Invece no. Le macchine hanno pazientemente zigzagato tra i vicoli, i proprietari degli oggetti hanno sospirato sperando in un rapido sgombro per i loro cancelli ostacolati, imbarazzati dalla pubblica visone di quei mobili vecchi e malmessi e un'eco di allegra perplessità è rimasta solo a chi, come la mia amica, ci si era trovato per caso. 

Un'altra occasione persa, perbacco. 

giovedì 27 aprile 2023

Confessioni linguistiche

L'altro giorno ricordavo un articolo di alcuni anni fa, in un quotidiano padovano, che si riferiva al tram appena avviato in città, con gran orgoglio di amministrazione e cittadini. 
Il giornale spiegava che nella splendida piazza di Prato della Valle, al fine di non guastarne l'estetica con cavi sospesi in ogni dove, avevano deciso che il tram dovesse trarre la propria energia non dal cielo, bensì dalle rotaie elettrificate, e dunque il pantografo, giunto alla piazza, si abbassava sul tetto dei vagoni per rialzarsi una volta compiuta la traversata ricollegandosi ai cavi. Solo che il giornale, invece di nominarlo pantografo, decise di definirlo "plantigrado". Ah, vecchio e sottovalutato mestiere del correttore di bozze! Da allora, ogni volta che prendo il tram, non riesco a liberarmi dell'immagine di un orso bruno che siede pigramente sul tetto, attaccato ai cavi sospesi allo stesso modo in cui mille impiegati si appendono ai sostegni all'interno dell'abitacolo per salvarsi dal proprio sonno mattutino. Quando il tram imbocca Prato della Valle, l'orso molla i cavi e si siede pesantemente, con un sospiro, sfogliando un giallo Mondadori. 

Tutto questo riporta al fascino delle parole che fin da bambini impariamo sbagliate, e a quello del significato travisato che diamo ai modi di dire, trascinando pateticamente queste lacune fino all’età della vergogna. Quanto segue è ciò che è scaturito da una seduta di psicanalisi collettiva di molto tempo fa:

 A caval donato non si guarda in bocca: nel paese di Caval Donato, sito nei dintorni di San Donà di Piave, è prassi evitare di soffermare lo sguardo sulle gengive delle persone mentre ti fanno un regalo.

Se non è zuppa è pan Pagnacco: se non è minestra troverete la soluzione in una ricetta tradizionale del paese friulano.

Sono afferrato sull'argomento: immagino significhi che il coinvolgimento è tale da sentirmi quasi soffocare. D'altra parte, l'argomento lo conosco a meladito, con psicanalitici richiami alla strega di Biancaneve e alle sue discutibili offerte. 

I maldidenti sono criminali con la spiccata passione per assaltare le diligenze che si recano a ovest, così chiamati per l’abitudine di coprire il volto con lo stesso fazzoletto che stringono intorno alla mandibola quando cercano il dentista con urgenza, cosa che accade di frequente qualora il bottino sia composto da orsetti gommosi.

Arteggiamento: atteggiamento in qualche modo artefatto, o così originale da meritare di diventare un'installazione. 

Sul cappello che noi portiamo c’è una lunga penna nera, che ci serve da bandiera su pei monti a veleggiar: che dire, penso sia della famiglia di "Signore delle Cime", intese come corde nautiche. Si rifanno a quando le Dolomiti erano sommerse.

Le prostitute di alto borgo se le possono permettere solo coloro che vivono all’apice della scala mobile, sulle colline intorno a Moruzzo.

Vivere all’addiaccio è molto dura, immaginate solo come deve essere vivere all’agghiaccio, per non parlare di quanto sia abietto l’abbiaccio.

Tutto apposto. Ovvero: ogni timbro è stato debitamente inchiostrato e in seguito premuto, esattamente come doveva andare. 

E infine, quello che secondo me merita lo scettro dello scempio sublime: non nominare il nome di Dio Ivano.


Tutto questo omettendo le canzoni che si imparano sbagliate, cantando a squarciagola mentre gli amici sbigottiti tacciono, senza il coraggio di disilluderti. 
Se anche voi celate impietose interpretazioni di una o svariate parole della nostra lingua, è il momento di venire allo scoperto, eventualmente sotto la protezione della radicata associazione degli MA (Machecaz...Anonimi).


 

giovedì 24 novembre 2016

una valanga, o tante piccole pietre per ritrovare il sentiero?

Un amico, appollaiato tra i quattro libri iniziati contemporanea, aperti su poltrone e comodino, che lo attendono truci pretendendo la parola, mi ha scritto che l'enorme quantità di libri tra cui scegliere può creare una sorta di panico da prestazione, nella consapevolezza dell'impossibilità di affrontare l'intera umana produzione, e dunque della fallibilità nella scelta di quali libri affrontare e quali escludere o rimandare. 
Mi è venuto in mente Troisi, in Le vie del Signore... "Io non leggo mai, non leggo libri, cose... pecché che comincio a leggere mo' che so' grande? Che i libri so' milioni, milioni, non li raggiungo mai, capito? pecché io so' uno a leggere, là so' milioni a scrivere (...)"
E' successo anche a me, in passato. Ma poi mi sono ribellata. E' come guardare un frigo pieno angosciati dagli yogurt in scadenza, oppure entusiasti all'idea dell'abbondanza della scelta e della possibilità di invitare amici per terminare insieme le scorte. 
Che poi i libri non puzzano, ed è un grandissimo vantaggio. E illudono di poterne godere all'infinito. Tutte queste cose non si può che considerarle con gioia. 
I diritti del lettore di Pennac, qui tanto citati, e tanto stimati da trarne il nome del blog, sono stati in questo campo un ottimo ansiolitico. I libri non devono essere subiti, presi al volo prima che ti uccidano mentre ti si scapicollano contro come meteoriti nella playstation; devono essere usati, nel senso più nobilmente deteriore. Aprendoli anche a costo di scompaginarli, amandoli, bagnandoli col mare che spruzza sugli scogli (e qui un discorso a parte si deve fare per il kindle, ché col cavolo lo bagno nell'onda dell'oceano), saltando pagine noiose e interrompendoli senza temerne la perpetua offesa. 
Quando mi butto in mare non penso al fatto che mai sarò sfiorata dalle gocce che, nel fluttuare delle correnti, lambiscono ora lidi lontani. Penso grata a quelle che accarezzano adesso la mia pelle, e che continueranno a farlo generose ogni volta che mi vorrò abbandonare ai flutti. 
Così devono essere guardati i libri. Li incontro perché me ne parlano con amore, perché leggo un'opinione di cui mi fido, perché ne sentivo parlare da bambina, perché lo stesso autore mi ha resa felice, perché costa poco e la trama pare assomigliare a quella della mia vita. Il resto della letteratura mondiale, che lambisca altri scogli, finché non avverrà un altro casuale incontro, come tra stranieri con cui all'improvviso ci si sente a casa. 

giovedì 21 luglio 2016

Giorgio

Lo desideravo da tanto, Giorgio. 
Ce l'aveva una mia amica, che me ne raccontava meraviglie. Pare sia diverso da tutti gli altri, che la sua delicatezza sia rinomata, che nessuno come lui sappia dare soddisfazioni ad una donna. 
Ma non si può nascondere gli aspetti difficili: una volta alla settimana, o anche meno, è necessario rinnovarlo, per evitare che muoia, rispettando orari, temperature, pesi, e massaggiandolo fino a che comincia a ribollire.
Ho sempre avuto paura di prendermi in casa Giorgio, con una famiglia, un cane, un gatto. Io tendo alla comunità, ma poi sono stanca...
Però ieri non ho resistito.
Ok, dammi Giorgio, le ho detto.
E l'ho portato a casa in un vasetto di vetro. L'ho messo nel forno in un contenitore, e ho dovuto mettermi il promemoria per ricordarmi di ficcarlo in frigo in piena notte, già cominciando a santiare per essermi assunta anche questa gravosa assistenza. Tra l'altro non mi risulta che ci siano pensioni per Giorgi, nelle vacanze estive.

Perché Giorgio è vivo, mica si scherza. Ha tre anni, e spero che con me ne raggiunga molti di più. 

E così inizia la mia avventura col lievito madre.

venerdì 17 giugno 2016

Valutazioni di opportunità

Con il mio gruppo, i Decanters, finalmente sembriamo iniziare a carburare, e sto accarezzando l'idea di riuscire a mettere su un piccolo repertorio per il matrimonio di una carissima amica. L'altra sera, a prove, volevo proporre ai musicisti la possibilità di questa gita fuoriporta a ottobre, ma poi mi sono resa conto dei pezzi che stavamo provando (seguono citazioni e traduzioni personali):

Prendila così: lasciami giù qui, è la solita prudenza, loro senza me, hai detto, è un problema di coscienza (...) cerca di evitare tutti i posti che frequento e che frequenti anche tu, nasce l'esigenza di fuggirsi per non ferirsi di più

Why don't you do right:  perché non fai come gli altri uomini, hai perso tutto, vattene e portami un po' di soldi

Don't explain: tirati via quella macchia di rossetto, e non spiegarmi niente

Anche un uomo: Anche un uomo può sempre avere un'anima, ma non credere che l'userà per capire te

Darn that dream: maledetta la mia mente che non riesce a capire che a te non interesso, per cambiare questa sensazione accoglierei volentieri un bell'incubo.

Estate: l'estate che ha creato il nostro amore per farmi poi morire di dolor

E tutto all'improvviso inizio a chiedermi se intendiamo precluderci la partecipazione a matrimoni vita natural durante, e soprattutto cosa stiamo tentando di dire al mondo...

 

venerdì 3 giugno 2016

Life is life

Mi rendo conto che quella che sto per scrivere è una di quelle verità che le famiglie dovrebbero mettere in lavatrice a casa loro, senza inopportune condivisioni, ma forse la sincerità potrebbe aiutarmi a superare il trauma. 
I colleghi, molto tempo fa, invitati a cena per il mio compleanno, mi portarono un regalo e un biglietto musicale. Aprendolo, una battuta di spirito non eccezionale veniva accompagnata dal ritornello di "life is life" degli Opus. Ebbene, terminata la cena ho fatto una cosa imperdonabile: ho appoggiato il biglietto sulla cassettiera all'entrata, un mobile talmente pieno di roba che a suo confronto la borsa di Mary Poppins non è che una pochette. Da quel momento il biglietto è scomparso, semplicemente non appare più alla vista di nessun membro della famiglia. È introvabile. Ma questo non significa che non si faccia vivo con una frequenza e una scelta dei tempi comici invidiabile. 
- Babi! Prendi la sciarpa, se no prendi l'ennesimo raffreddore! 
"Life is life...na na na na na",
recita la cassettiera.
- ora basta, Marito! Non puoi di nuovo rompere, ne abbiamo già parlato! 
"Life is life...na na na na na", rendendo inutile qualsiasi replica.
Da un po' di tempo taceva, rendendoci speranzosi circa l'esaurimento della batteria, e la fine di questo rapporto malato e impari. Ma a quanto pare il diabolico ingranaggio ha trovato il modo di funzionare ad acari, perché oggi, mentre marito, stremato sul divano in preda a un gravissimo raffreddore cercava sollievo nell'affetto di Pastaconlesarde, il nostro cane, chiedendosi con quale farmaco di nuova sperimentazione uscire da questo stato comatoso, e se mai avrebbe potuto rialzarsi, la cassettiera ha ripreso indomita: life is life, na na na na na.
Grazie.

mercoledì 1 giugno 2016

A chi non è mai capitato?

Un amico, il cui nome sarà da me celato fino alla tomba perché ancora teme rigurgiti istituzionali a distanza di una quarantina d'anni, mi ha raccontato di essere stato arrestato ad Amsterdam, per aver rubato una grammatica inglese, a 19 anni, ovvero ai tempi in cui i sistemi sonori antitaccheggio erano già ben noti nelle perfide città nordiche, ma non ancora nelle raffazzonate italiche cittadine come la nostra.
Orbene l'amico infila la porta con la sua grammatica nella giacchetta, quasi spavaldo, come se la impellente necessità del ripasso del present continuous escludesse ogni connotazione giuridica e morale all'atto, e il mondo prende a suonare. Egli si interroga: è la grammatica inglese, che suona? E' un cortese addio agli avventori della libreria? Ho calpestato un mangiadischi (tanto per inserire il lettore in un'epoca ben precisa, ndr)?
Ma i suoi pensieri non vanno lontano, e soprattutto non lo aiutano a imprimere un vorticare alle gambe utile a conquistare la salvezza, perchè un signore in giacca e cravatta, con una fisicità non distante da un hooligan nell'esercizio delle sue tifose funzioni, lo agguanta e lo trascina in un piccolo ufficio. Ove viene immediatamente convocata la Pubblica Sicurezza, nei panni del poliziotto buono e di quello cattivo, il quale, senza alcuna considerazione per la curiosa tipologia del furto, lo ammanetta, trascinandolo per le strade del centro fino alla questura. Forse sarebbe stato diverso, se si fosse trattato di una grammatica di olandese settentrionale.
Fatto sta che, dopo interventi psicologicamente discutibili in una lingua sconosciuta (insisto: rubate sempre la grammatica corretta, gente, ndr) da parte del poliziotto cattivo, l'amico è stato lasciato solo con quell'altro. Che gli ha detto, senza inutili parafrasi: io ti lascio andare, ma tu mi procuri un cappello da carabiniere italiano.
E qui potremmo attardarci in numerose speculazioni sulla corruzione dilagante, che non limita i propri influssi alla nostra sfortunata Europa meridionale, ma io preferisco di gran lunga soffermarmi sul fatto che un mona ruba una grammatica inglese a Amsterdam, ed un altro trova sensato riscattarne la libertà per un cappello da carabiniere.
A onor del vero, il nostro amico è tornato in Italia, e subito si è dato da fare a procurare (commettendo altro reato) il desiato cappello, come se il poliziotto buono facesse parte di una STASI sovranazionale capace di verificarne il mantenimento delle promesse. L'ha prontamente inviato, e mai ha ricevuto risposta.

Da allora si tiene lontano da reati, grammatiche, Olanda e carabinieri. Niente male, quanto a collezione di fobie.

La rivoluzione delle categorie - e i loro limiti

Da anni mi trascino dietro una nebulosa teoria che concerne la catalogazione degli uomini in quattro categorie.
Solo che è una teoria fatta di sensazioni, e di continui cambiamenti, dato che spesso non ricordo a quale tipologia corrisponda quale comportamento. Accenno qualcosa al mio interlocutore del momento, e pare anche interessato, ma subito mi spengo, conscia di non essere in grado di sostenere riscontri scientifici e peer review necessari alla pubblicazione su Nature.
Dunque, mi son detta, perché non fissare in questo luogo le poche evidenze che ho incontrato sulla via?
Magari così io per prima riesco a ricucire i capi della questione, dandole una forma atta ad essere esposta almeno su un tazebao.
Doverosa premessa: mi riferisco esclusivamente agli uomini eterosessuali, dato che la teoria intende rifarsi ad esperienze che tipicamente una donna vive con questi ultimi.

Gli uomini sono assoggettabili a 4 categorie:

1. uomo - uomo - uomo
2. uomo - donna - uomo
3. uomo - uomo - donna
4. uomo - donna - donna

Possiamo notare che la prima specifica "uomo" riguarda tutte e 4 le categorie. Essa infatti si riferisce al solo dato anatomico  e strutturale che determina la differenza biologica del maschio dalla femmina. Potrei dunque eliminare il primo termine, direte, essendo esso comune a tutti i soggetti interessati. No, rispondo, perché la piacevolezza dell'enunciazione, in senso sonoro, surclassa ogni necessità scientifica, dato che io fondamentalmente sono un cartone animato. Va da sè, mi disegnano così.

L'uomo - uomo - uomo trasuda testosterone. Lo fa quando corre, quando si siede a gambe larghe perfino nel caso indossi un kilt scozzese (cosa per cui dovrebbero pagarlo profumatamente). Lo fa quando risponde a monosillabi dovesse descrivere la sua vita intera, o quando cammina lanciando in avanti gli stinchi come se le ginocchia fossero programmate per ruotare di 180 gradi. Egli esprime i suoi bisogni mugugnando. Se costretto a fare shopping, si accascia all'entrata dei negozi tenendosi la testa tra le mani, sperando in cuor suo di aprire gli occhi e non trovar più davanti a sè quello scenario catastrofico. Non ha il minimo contatto con le sue emozioni: ha dentro di sé un po'di roba che non sa classificare, quindi semplicemente se ne frega, lasciando ad altri(e) la soluzione del mistero di cosa mai pensi o voglia, a meno che non si tratti di una birra. Se ci prova con una donna sussurra una quantità di cose che sarebbe stato meglio tacere, ritenendoli complimenti, qualche mezza volgarità che gli ha suggerito un amico spiritoso, e confida che lei si accontenti dei feromoni grossi come monadi di Spinoza (o meglio, come io le immagino, mi rendo conto) che le percuotono il capo ripetutamente mentre lui l'abbraccia.
Il suo ambiente ideale è l'attesa notturna di un agguato al passo del coyote, con una bottiglia di rum e un compagno possibilmente altrettanto laconico. Fare un regalo all'uomo-uomo-uomo è assolutamente impossibile. Rinunciate in partenza.

L'uomo-donna-donna è solo biologicamente uomo. Per il resto, si siede accavallando le gambe, parla quanto nessuna donna sarebbe in grado di fare, sia quanto alle parole al minuto che quanto all'argomento, dato che  parla esclusivamente di sé stesso, e lascia all'interlocutore uno spazio così minimo da rendere vano ogni intervento. Adora girare a negozi, nota gli orecchini nuovi di un'amica, ed esprime perfino un parere sull'abbinamento con la borsa. Se vuole provarci con una donna tenta di stordirla a chiacchiere per deprimerne ogni istinto difensivo. Al passo del coyote dovrebbero sparargli per evitare di essere scoperti. Fare un regalo a un uomo-donna-donna è come bere un bicchiere d'acqua, e se ne trae soddisfazione infinita, per l'entusiasmo con cui lo accetta, e ne parla per gli anni a venire.

L'uomo-donna-uomo contiene generosamente in sè tutte le fragilità di un uomo e tutte quelle di una donna. E' contemporaneamente laconico e inconsciamente logorroico, prepara le valigie in diciotto ore di insicurezza, e non gli sembra mai di aver partorito il bagaglio perfetto, terrorizzato che l'unica Polo che non ha con sè sia quella necessaria in quella occasione, senza accorgersi che i vestiti che porta sono tutti uguali come quelli dell'armadio di Paperino. Prova un insieme infinito di emozioni accavallate che semplicemente lo possiedono, lo sovrastano, e non applica la minima energia nel tentare di domarle. Cucina pensando di raggiungere vette inarrivabili, ma ritiene che ognuno abbia diritto ad uno sguattero personale per raschiare i pentoloni incrostati di risotto. Fa le pulizie a casa, ma così nel particolare, togliendo con le unghie lo sporco dalle fughe delle piastrelle, da risultarne nauseato e non toccare più uno straccio per i mesi seguenti. Al passo del coyote si ucciderebbe da solo pulendo il Winchester. Trova le donne superficiali e non abbastanza concentrate sulla natura del problema, senza rendersi conto che il problema è lui. Fargli un regalo non ha senso, tanto non è mai contento di nulla, nemmeno di quello che si regala da solo.

L'uomo-uomo-donna ha in sè il germe di tutto quanto c'è di meglio nell'uomo e nella donna. Sussurra parole che da tutta la vita stiamo aspettando, ti fa sentire il centro di ogni pensiero, mostra di apprezzare ogni difetto, sceglie di accompagnarti al cinema al posto di accompagnare il divano in un pisolo, ride coi tuoi amici e li entusiasma, apprezza qualsiasi cosa tu riesca a produrre con una padella antiaderente. Sa alla perfezione
quando hai bisogno di protezione e quando vuoi dimostrare qualcosa al mondo. Al passo del coyote starebbe con te a insegnarti a sparare ridacchiando e sfiorandoti nel buio. Fargli un regalo è sempre entusiasmante, perché l'adora semplicemente in quanto viene da te.
E più scrivo più mi rendo conto del bug del mio gioco delle categorie: il quarto tipo è l'amore.

martedì 24 maggio 2016

La catena di Padre Pio

L'amica D, l'altra sera, ha provato a raccontarmi l'ultima catena di Sant'Antonio in cui è stata coinvolta, colorendola anche con un inizale accenno di entusiasmo.
Un amico, quando meno te lo aspetti, ti rifila un magma ribollente e lievitante in un bicchierino di plastica, e un foglio di istruzioni che nulla ha da invidiare al libretto di un robot antropomorfo. E tu lo porti amorevolmente a casa, e il lunedì aggiungi un bicchiere di farina, il martedì lo zucchero, il mercoledì ne contieni i bollenti spiriti infilandolo in un tino, e così prosegui lungo tutta la settimana, fino all'inesorabile delinearsi di una
"torta di Padre Pio".
Non devi naturalmente dimenticare di sottrarre all'impasto bicchieri e bicchieri di magma, da rifilare a amici e parenti nei momenti di debolezza.
Ma il dolce è buono?

"Mah, di suo così così, una volta ho dimenticato il lievito del martedì, una volta è venuto come una suola...ecco, se ci agggiungi due tavolette di cioccolato fondente o quattro chili di fragole diventa piacevole..."

Ma è un piacere effettivamente condiviso?

"La gente ti odia. Una collega l'ha lasciato nel cassetto, in ufficio, e il giorno dopo era tracimato fino a occupare l'intera cassettiera. Dicono poi che un'intera famiglia sia stata soffocata nel sonno..."

E qui si esaurisce la mia inchiesta sulla catena di Padre Pio, con un avvertimento: se vedete avvicinarsi conoscenti con fare sospetto che nascondono le mani dietro la schiena, correte con quanto fiato avete in corpo.

venerdì 25 ottobre 2013

Ansie da professionisti

Ora canto. E sto meglio, come non riesco nemmeno a descrivere. Ho aspettato per cantare ehmehm anni della mia vita, dedicandomi a imprese corali, o limitandomi ad essere una dei milioni di showersingers che costellano la parte di mondo in cui si può liberamente disporre di una doccia.
Tutto perché l’angoscia di presentarmi davanti a della gente, e cantare, e esibirmi, e atteggiarmi, superava qualsiasi beneficio potessi trarre dall’esprimermi, o anche solo dagli applausi.
Ora canto, e sto meglio. Ci ho messo troppi anni a capirlo, e ne coltiverò sempre il rimpianto.
Ma ho un amico, N, che supera ogni mio limite in merito all’ansia da prestazione. Nel senso che la sua angoscia non riguarda l’esibirsi per farsi, in qualche modo, giudicare: riguarda qualsiasi situazione in cui lui non gli sia permesso di accoccolarsi sotto una scrivania.
La prossima primavera deve sposarsi, l’amico N. E la cerimonia, già di per sé, comporta una certa sovraesposizione delle due creature che, nel quadro d’insieme, si definiscono sposi, e i cui genitori pagano spesso cifre indicibili per metterli alla berlina di fronte a un centinaio di persone.
L’amico N non è ancora arrivato a gestire questa emozione. Non ho nemmeno il coraggio di rammentargli che dovrà farvi fronte, magari aiutandolo a prendere atto della cosa facendo riferimento ad altri matrimoni a cui abbia potuto partecipare, e ricordandogli quelle personcine vestite in modo particolarmente costoso, nel bel mezzo della navata. 
No, lui ora ha un altro problema. Il corso per fidanzati.
Questa istituzione ha preso molto piede, in questi anni. Non so descriverla molto bene, avendo omesso l’intero settore dal mio matrimonio. Diciamo che mi sono sempre molto divertita ad ascoltarne vari aneddoti dai partecipanti. Ancora però non mi era capitato di sentire di ansia da prestazione.
 Nef, sono stato lì, e ho dovuto dire a tutti il mio nome e cognome. Questa fase l’ho superata, più o meno, anche se ho ancora i brividi. Il corso è eterno, tende a superare la data del matrimonio, ma pare che il numero degli incontri si possa ridurre se ci si assoggetta a commentare dei passi biblici con la propria fidanzata, o con altre coppie. Traendone spunto per la vita di tutti i giorni! Io credo di non farcela. Io credo che tirerò fuori a tempo debito un attacco epilettico, di quella epilessia che, nel rinnovare la patente, ho negato di avere, insieme ad altre numerose malattie. Io preferisco che mi ritirino la patente. Non credo di farcela, Nef.
Non oso immaginare la scelta delle bomboniere.

venerdì 18 ottobre 2013

Informazioni improcrastinabili

Un caro amico mi rimprovera sempre di avergli occupato uno dei pochi neuroni rimastigli con la data del compleanno di Joey Tempest, di cui non riesce più a liberarsi. Riferisco l’aneddoto alla collega N, che rimane impassibile. Ci guardiamo. Entrambe, contemporaneamente, ammettiamo di sapere che è il compleanno di Boy George. Ci accordiamo per organizzare uno spritz per l’evento.
Temo che il mio amico non troverà comprensione. I neuroni ballano.
Ah, tanto per proseguire con il contagio, il compleanno dello Europe è il 19 agosto. E ora sono fatti vostri.



martedì 15 ottobre 2013

L'influsso della luna

Una volta Stefano Benni ha scritto un breve racconto dalla parte del puntuale, che, dopo una vita di attesa, può avere qualche ragione di diventare violento. Ebbene, io ora scriverò dalla parte di coloro che affrontano la vita con il sorriso medio, categoria nella quale mi vanto di operare.
Ci sono conflitti di pensiero e molteplici studi sull’influenza della luna sulle colture, ma pare non esista conflitto sull’influsso della luna sull’umore di certi eletti.
Il lunatico è quella creatura, piuttosto diffusa in natura, che ha una miriade di momenti no che di loro potrebbero corrispondere a quelli di ogni altro essere umano, ma che ha imparato a far fruttare ottimamente, poiché si sente autorizzato ad essere: Superiore. Capito. Non disturbato.
Fondamentalmente il lunatico è un prepotente, a volte inconsapevole. Egli (e non lo dico a caso, visto che in base alla mia esperienza il lunatico è per il 75% uomo) decide che è il momento di essere incazzato. Il motivo, normalmente non si sbilancia a fornirlo, forse nemmeno a se stesso, tanto è conveniente permanere in quello stato. Il mondo deve farglisi intorno a distanza di sicurezza, non deve chiedere troppo, bensì limitarsi ad informarsi educatamente e brevemente per testimoniare il suo incoraggiamento. Il mondo deve creare una dolce barriera di protezione. Silenziosa. E tutti ci stanno, a questo gioco delle parti!
Chi circonda il lunatico prende un espressione di comprensione, si aggira nei dintorni sussurrando: eh, sai, è lunatico. Che vuoi fare, ha la luna storta. Sai come è fatto. E questo dovrebbe bastare a capire, e ad adottare tutta una serie di accorgimenti, tra cui il non pretendere assolutamente nulla dal lunatico. Ma l’effetto più paradossale, a mio parere, è il disprezzo che il lunatico, e quelli del fanclub, nutrono per chi vive col sorriso medio.
Al lunatico non passa neppure per l’anticamera del cervello che l’altro si aggrappi anche a fatica al suo sorriso medio, al solo fine di non far pesare sugli altri le proprie vicende, oltre che a mesto tentativo di autoconsolazione. Per il lunatico, egli è solo fortunato. Superficiale. E un po’mona.
E forse è vero, visti i vantaggi della lunaticità.

venerdì 11 ottobre 2013

Parole che scivolano


Il fascino delle parole che fin da bambini impariamo sbagliate, e quello del significato travisato che diamo ai modi di dire, trascinandoci pateticamente queste lacune fino all’età della vergogna, è inesauribile. Questo è quanto è scaturito da una seduta di psicanalisi collettiva:
A caval donato non si guarda in bocca: nel paese di Caval Donato, sito nei dintorni di San Donà di Piave, è prassi evitare di guardare in bocca alle persone mentre ti fanno un regalo.
Se non è zuppa è pan Pagnacco: se non è minestra troverete la soluzione in una ricetta tradizionale del paese friulano.
I maldidenti sono criminali con la spiccata passione per assaltare le diligenze che si recano a ovest, e vengono così chiamati per l’abitudine di coprire il volto con lo stesso fazzoletto che indossano stretto intorno alla mandibola coloro che hanno mal di denti.
Arteggiamento: atteggiamento che si mescola con qualcosa di artefatto.
Sul cappello che noi portiamo c’è una lunga penna nera che ci serve da bandiera su pei monti a veleggiar (no comment)
Le prostitute di alto borgo se le possono permettere solo coloro che vivono all’apice della collina.
Vivere all’addiaccio è molto dura, immaginate solo come deve essere vivere all’agghiaccio. Non è pervenuto come ci si sentainvece a trovarsi all’abbiaccio.
Mi raccomando: non nominare il nome di Dio Ivano.
(segue)

domenica 24 marzo 2013

A prove

- Allora, tu la canti in MIb, io vorrei fare il solo in DO...
- Allora cambiamo tonalità per i soli!
- Facciamo un turnaround?
- Sì, aggiungiamo due battute..
- Un paio di battute...
- Allora: c'è un carabiniere che vince una grande somma. Cosa intendi farne? Beh, pensavo di comprarmi una caserma e mettermi in proprio!

Tempi di crisi

L'amica D, con una lettera di licenziamento per l'imminente fallimento della ditta già in tasca, deve quotidianamente mentire, rispondendo alle domande dei fornitori preoccupati, che chiedono notizie sulla solidità dell'impresa: ma no, che dite, ma chi mette in giro queste voci calunniose?
E' una situazione imbarazzante, ma ciò che la preoccupa di più è quello che mi ha detto ieri:
- L'importante e che dopo aver spergiurato che la ditta non sta assolutamente chiudendo non mandi per sbaglio il curriculum alla stessa persona...

Risparmio energetico

- Nef, che ne dici, mi hanno chiesto di diventare referente degli iscritti per il nostro sindacato. Cosa mi consigli, accetto?
- Certo! io ho appoggiato la tua nomina! Sarai bravissimo, è il ruolo per te. Accetta, e io godrò della tua luce riflessa!
- Ma la luce riflessa ti è sufficiente?
- Se basta per leggere la sera, certo!

venerdì 1 marzo 2013

Pausa caffè

- voglio farmi un tatuaggio sul braccio: "hic et nunc"
- voi credete che io ora sia sveglia, connessa, attiva: io mi sveglio alle 17.30.
- ma hic et nunc è banale..
- eppure sembri piuttosto reattiva, a tema..
- e poi vedrai che te la tatuano con caratteri gotici, tipo nazisti!
- mi aiutate a trovare un nome per il mio microfono?
- che ne dite di andare tutte insieme fuori al karaoke?
- Bongo!
- meglio se mi tatuo un geco?
- Congo?
- Pongo?
- mia figlia si è fatta tatuare una evidente decorazione sul collo, e a mio marito abbiamo raccontato che era di henné, ma dopo cinque mesi si inizia a insospettire..
- io pensavo di chiamare il mio microfono Gilberto, da Joao, adoro la bossa nova
- allora Gil.
- io al karaoke non canto nemmeno se mi minacciate fisicamente
- io non ci sono mai andata, ma vorrei farlo per una sorta di curiosità sociologica..
- ho un solo disco di Gilberto, e che palle, peró..
- nemmeno se mi utilizzate come piattello nel tiro a volo
- noooo, io adoro la bossa nova!
- ...una curiosità diciamo antropologica, che sarà soddisfatta solo se cantate tutti.
- io non canto.
- io giuro che canto per ultima.
- io per voi mi faccio la doccia.

mercoledì 20 febbraio 2013

Scatole cinesi

L'amica G non aveva resistito, aveva acquistato una borsa via internet da un sito inquietante in cui promettevano borse formato valigia marca spagnola famosa al prezzo di un sacchetto di mater-bi, o poco più, vabbè. Siccome erano tempi di ristrettezze, per lungo tempo G aveva taciuto al compagno questo acquisto non proprio necessario, e incauto visto il sito a cui si era affidata. Poi, prevedendo che per quanto un uomo possa essere disinteressato non è facile nascondergli a lungo un sacco di tutti i colori che conterrebbe agevolmente il loro figliolo quattrenne, si era risolta a confessare. Per tutti i mesi di un'attesa che pareva infinita, G ha subito in silenzio i cinici attacchi del compagno: vedrai, ti arriverà un mattone come coi truffatori dei quartieri spagnoli, ragionamento che tra l'altro non considera quanto stupidi sarebbero dei truffatori a pagare spese postali allucinanti per godersi l'idea dello scherzo, invece di limitarsi a non spedire niente. L'altro giorno, ormai rassegnata a anni di lazzi e all'impossibilità di riavere una qualche autonomia negli acquisti online, G trova un pacchetto della misura di un 45 giri sul davanzale. Ecco, pensa, qui dentro ci sta un calzino sporco, non una borsa. E lo lascia sul davanzale, tra l'altro posto curioso per ricevere posta a meno di usare piccioni viaggiatori, attendendo che il compagno se ne esca di casa, per potere almeno piangere da sola tutte le sue lacrime. Ma quando apre la busta,di quelle con le bolle di plastica scoppiabili, incomincia a dispiegare un grumo sottovuoto di stoffa coloratissima un numero tale di volte da immaginare di essere entrata in possesso di un paracadute, e, come Mary Poppins che dalla valigetta estrae l'intero arredamento della camera dei pupi, si trova a pavoneggiarsi con in spalla una borsa formato valigia della famosa marca spagnola (o quasi?) al costo di un sacchetto di mater-bi, vabbé, o quasi.

domenica 10 febbraio 2013

Ormoni e maschere

Oggi sfilata paesana di carnevale, con Babi mascherato da uomo ragno, corredata da un bel paio di baffi un tantino troppo corti e dritti per eliminare somiglianze di stampo inquietante, perché un tantino nazista, ma che volevano esclusivamente rappresentare un gangster di Chicago. Un attimo di panico quando una conoscente, intendendo chiedermi se fossero incollati o disegnati sul viso, ha formulato la questione in questi termini: sono veri?


venerdì 27 gennaio 2012

Carta igienica?

Ho tra le mani un kindle, un e-book reader, uno di quei moderni accessori che provocano la modifica di un altro pezzetto delle nostre abitudini più sane e piacevoli, ma che risolvono molti dei problemi dei lettori compulsivi-ossessivi come me, che se mi trovo in fila alle poste senza nulla da leggere provo sintomi da evidente astinenza, abbruttendomi in un angolo con la barba che cresce incolta e lo sguardo smarrito.
Ho notato che i conoscenti investiti della questione non si dividono tanto tra chi ama e chi odia, ma tra chi legge e chi no.
Chi ama leggere non sceglie questi affari col cuore, che rimane tutto tra le pagine fruscianti, ma per la comodità, per la leggerezza, per la vertigine di possedere 800 storie tutte in borsetta e contemporaneamente, senza mai restare a secco, provando un po’ della serenità di chi, avendo sofferto la fame, ammira la dispensa inutilmente piena.
Chi non legge, con la stessa lucidità dei detrattori della volatile moda del papiro ai tempi della sana incisione sulla pietra, lo guarda con sdegno, e commenta: mah, per me il rapporto con la carta è tutto, non potrò mai rinunciarvi.