mercoledì 8 giugno 2011
Och
Il fatto che Babi, da allora, ogni sera al momento di dormire sussurri: Mamma, voglio che stiamo sempre a casa, non voglio più andare nei posti, non voglio più andare al mare, deve in qualche modo preoccuparmi?
Vacanze?
Abbiamo iniziato procurandoci una tenda da campeggio di quelle che si montano da sole, lanciandole nel vuoto, con l’unica precauzione di tenersi stretti ad un albero per evitare che la vivacità delle aste in fibra di vetro non scaraventi l’indaffarato campeggiatore a mo’ di catapulta sul camper dei litigiosi tedeschi vicini di piazzola. Non tralascerò di dire che il guadagno di tempo nel montaggio è più che compensato dalla faticosa opera di convinzione dello smontaggio, quando la tenda, che ha imparato ad apprezzare la vita campestre, deve essere ricondotta a forza in un cilindro di centimetri 80x10 e restarci per evitare incidenti mortali in autostrada.
La dogana ci ha introdotti freddamente in un mare di Murphy, moltiplicando esponenzialmente il consueto problema “ti metti in fila di qua e avanza solo la fila di là”. La situazione stava diventando patologica, quando finalmente ci hanno lasciati andare.
Quindi siamo arrivati nella magnifica Istria, alle cui bellezze stavo da tempo cercando di attrarre i maschi della famiglia, più legati di me alle abitudini e soprattutto alle lunghe spiagge sabbiose. Io, fin da piccola abituata a inerpicarmi sugli scogli come una capra, piena di escoriazioni dalle caviglie ai polsi, ho sempre aspirato a tornare ai cristallini mari dell’infanzia in cui per fare un bagno non devi addentrarti nella melma per una decina di chilometri con l'acqua alle caviglie.
Arrivati al campeggio, scelte alcune piazzole affacciate sulla solitudine di un mare personale, tra le quali ce ne sarebbe stata assegnata una, ci siamo visti accogliere con la stizza di chi ritiene che il black out del sistema di prenotazioni possa dipendere in qualche modo dalla tua dannata presenza. Non era possibile assegnarci alcuna piazzola fino a sblocco della situazione elettronica.
Ora: tenere fermo alla vista del mare un bambino che da ore antelucane è rimasto fermo e paziente in un’auto in coda cercando di capire perché tutti vadano avanti meno lui e la sua famiglia, dicendogli che è necessario rimettersi in fila coi passaporti fino a data da destinarsi è cosa sovraumana, e può portare a condividere con i gestori del campeggio la convinzione di esser causa di ogni sfiga.
Ce ne siamo andati, per liberare dal nostro influsso gli altri ospiti.
Mi ricordavo un ristorantino dai tempi andati, in un posto magnifico attaccato alle mura della città, che prevedeva anche letti e colazione.
Abbiamo accettato per stanchezza una camera che cadeva a pezzi per un prezzo spropositato, dove avremmo dormito in tre in un letto. Almeno Babi ha potuto cambiarsi a razzo e fiondarsi in un mini piscina in cemento riempita dalle onde del mare. Un freddo boia, un bambino che non voleva rinunciare al gioco nonostante un principio di congelamento con tanto di labbra violacee, pioggerellina fine, insomma, tutto spingeva per la fuga, attuata la mattina seguente, con sovrapprezzo di 5 euro per averli apprezzati una notte soltanto.
Abbiamo raggiunto la cugina R e l’amico T. nella casetta al mare dove abbiamo condiviso una giornata di tempo deprimente, dedicandoci a mangiare e a sedare un Babi sempre più nervoso, che continuava ad anelare quanto gli era stato promesso, con in mano la sua paletta.
Sabato siamo di nuovo fuggiti, questa volta per la consueta località balneare di quelle che piacciono ai pargoli, con ombrelloni in fila e sabbia a quintali.
La prima fila dei nostri lettini affacciati sul mare, la piazzola comoda, la tenda munita di vita propria che ci mancava solo che piantasse da sé i picchetti, la felicità di Babi coperto di sabbia fine, il sole che faceva sempre più spesso capolino tra le nuvole, ci hanno riconciliati col mondo, ed è rimasta solo una stanchezza profonda e incurabile, visto che Babi, che non accetta più di dormire il pomeriggio, tende a cadere dal sonno alle sette di sera impedendoci qualsiasi passeggiata digestiva e a svegliarsi alle cinque del mattino pretendendo brioches senza avere compreso nel profondo il concetto di “orario di silenzio totale” del regolamento del campeggio.
Ma la sensazione di tornare nella nostra magnifica casa, per la prima volta dopo il trasloco, è stata impagabile, pur non essendoci, per il resto, Mastercard.
Ora: tenere fermo alla vista del mare un bambino che da ore antelucane è rimasto fermo e paziente in un’auto in coda cercando di capire perché tutti vadano avanti meno lui e la sua famiglia, dicendogli che è necessario rimettersi in fila coi passaporti fino a data da destinarsi è cosa sovraumana, e può portare a condividere con i gestori del campeggio la convinzione di esser causa di ogni sfiga.
Ce ne siamo andati, per liberare dal nostro influsso gli altri ospiti.
Mi ricordavo un ristorantino dai tempi andati, in un posto magnifico attaccato alle mura della città, che prevedeva anche letti e colazione.
Abbiamo accettato per stanchezza una camera che cadeva a pezzi per un prezzo spropositato, dove avremmo dormito in tre in un letto. Almeno Babi ha potuto cambiarsi a razzo e fiondarsi in un mini piscina in cemento riempita dalle onde del mare. Un freddo boia, un bambino che non voleva rinunciare al gioco nonostante un principio di congelamento con tanto di labbra violacee, pioggerellina fine, insomma, tutto spingeva per la fuga, attuata la mattina seguente, con sovrapprezzo di 5 euro per averli apprezzati una notte soltanto.
Abbiamo raggiunto la cugina R e l’amico T. nella casetta al mare dove abbiamo condiviso una giornata di tempo deprimente, dedicandoci a mangiare e a sedare un Babi sempre più nervoso, che continuava ad anelare quanto gli era stato promesso, con in mano la sua paletta.
Sabato siamo di nuovo fuggiti, questa volta per la consueta località balneare di quelle che piacciono ai pargoli, con ombrelloni in fila e sabbia a quintali.
La prima fila dei nostri lettini affacciati sul mare, la piazzola comoda, la tenda munita di vita propria che ci mancava solo che piantasse da sé i picchetti, la felicità di Babi coperto di sabbia fine, il sole che faceva sempre più spesso capolino tra le nuvole, ci hanno riconciliati col mondo, ed è rimasta solo una stanchezza profonda e incurabile, visto che Babi, che non accetta più di dormire il pomeriggio, tende a cadere dal sonno alle sette di sera impedendoci qualsiasi passeggiata digestiva e a svegliarsi alle cinque del mattino pretendendo brioches senza avere compreso nel profondo il concetto di “orario di silenzio totale” del regolamento del campeggio.
Ma la sensazione di tornare nella nostra magnifica casa, per la prima volta dopo il trasloco, è stata impagabile, pur non essendoci, per il resto, Mastercard.
martedì 31 maggio 2011
Aria di festa
Ieri sera, però, ho avuto la prova definitiva del lato positivo di questa vicenda: quando interviene il russìo, si potrebbe tranquillamente spalancare la porta e far entrare il deejay e una quindicina di ospiti senza temere di interrompere il sonno del giusto.
Come al solito mi sono alzata con la delicatezza di una libellula, e sono finita col piede sopra il libretto di Tobì, la ruspa più carina, che, come tutte le ruspe, pigola sonoramente sotto la suola.
Allontanandomi smadonnando come l’ispettore dal braccio rigido Hans Wilhelm Fredrich Kemp in Frankenstein Junior, sono finita col piede contro un treno musicale, che subito è partito petulante: cu cu cu cu sento cantare…A quel punto, la forza della disperazione mi ha spinta fuori dalla stanza con la locomotiva sotto la maglietta, che intanto, stufa del bel canto, intonava i tipici sbuffi dei treni a vapore. Quando la porta spalancata di fretta è finita contro l’angolo del fasciatoio provocando una valanga di asciugamani..ecco, mi son detta, il rave può cominciare.
lunedì 30 maggio 2011
Dott. Terrore
Che numerosi medici utilizzino come metodo di lavoro il terrorismo sanitario, incredibilmente convinti che abbia rilievo nella prevenzione delle malattie e non solo nell'aumento del malessere dei propri pazienti, è cosa risaputa. Ma nessuno pare uguagliare in crudeltà il famigerato dottor O., medico di famiglia temuto in città come un ladro di bestiame nel Missouri.
Il cuore dell’amico T. si trovava in preda al suo stetoscopio, quando il dottor O. ha iniziato a bofonchiare:
- mi raccomando, passi più tempo che può con il suo nipotino. Non perda un minuto. E le consiglio di andare da un notaio, che non accada che i suoi risparmi cadano in mano a parenti poco affidabili. Tutto a suo nipote, mi raccomando. Faccia in fretta.
Il cardiologo, consultato d’urgenza per i soliti modici 200 € di terrore, ha in seguito confermato all’amico T. un cuore più che discreto, vista l’età.
Ma la cosa non ha stupito nessuno: un altro paziente del dottor O, stimato esponente di rilievo del mondo culturale regionale, è uso fingere di perdere i risultati delle proprie analisi, per portare al medico un bigliettino dove li ha ricopiati con valori più simili a quelli di riferimento.
- mi raccomando, passi più tempo che può con il suo nipotino. Non perda un minuto. E le consiglio di andare da un notaio, che non accada che i suoi risparmi cadano in mano a parenti poco affidabili. Tutto a suo nipote, mi raccomando. Faccia in fretta.
Il cardiologo, consultato d’urgenza per i soliti modici 200 € di terrore, ha in seguito confermato all’amico T. un cuore più che discreto, vista l’età.
Ma la cosa non ha stupito nessuno: un altro paziente del dottor O, stimato esponente di rilievo del mondo culturale regionale, è uso fingere di perdere i risultati delle proprie analisi, per portare al medico un bigliettino dove li ha ricopiati con valori più simili a quelli di riferimento.
venerdì 27 maggio 2011
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra
Non ricordo di aver mai potuto assistere a discorsi o comizi senza che i microfoni prendessero il potere fischiando improperi ai nostri timpani provati; ricordo numerosissime grigliate con attese di ore in fila sotto il sole per l’incompetenza del ristoratore, o per problemi organizzativi. Ricordo concerti saltati, mense discutibili, bonghisti che occupano campeggi suonando la notte intera approfittando bassamente, e a ragione, della leggendaria tolleranza degli antifascisti, che non avrebbero osato scacciarli a calci nel culo.
Ebbene. La cosa assolutamente entusiasmante è la resistenza, la serenità, la convinzione con cui, senza eccezioni nella mia esperienza, tutti questi ostacoli vengono affrontati dagli avventori, dai volontari, dagli ospiti, che sentono come un sol uomo come sia importante sopportare i disagi per trovarsi tutti insieme a sostenere qualcosa, e tutto questo nonostante profonde delusioni e tempi difficili.
Bisogna anche ammettere che il livello cultural-intellettuale degli artisti che presenziano a queste farraginose manifestazioni è spesso tale da meritare un rispettoso silenzio, anche per il privilegio di goderne spesso, e pure gratuitamente.
Leggere che ieri, al ridicolo concerto per la Moratti, non appena Gigi D’Alessio Cuordileone si è defilato per presunte minacce metà della platea si è messa a gridare insulti e a inneggiare a Pisapia, mi sembra dimostrazione scientifica del detto per cui quel che si semina si raccoglie.
PS: aggiungo a futura memoria l'osservazione di Michele Serra, che ha assistito ad entrambi i concerti milanesi, per Pisapia e per la Moratti, scrivendo che la differenza essenziale consisteva nel fatto che il concerto per Pisapia è stato caratterizzato da numerose partecipazioni tutte gratuite, mentra quello per la Moratti erano tutti scritturati, compresa parte del pubblico, che nel pomeriggio è stata disposta lungo la piazza e guidata negli applausi come a Canale 5 (cosa tra l'altro necessaria: dato il livello delle esibizioni, era assolutamente necessario che qualcuno indicasse se e quando applaudire)
mercoledì 25 maggio 2011
Che lo sforzo sia con te
Ieri ho incarnato la casalinga disperata, quella impersonata dalla Finocchiaro ad Avanzi, che elencava centinaia di attività quotidiane mantenendo un perfetto aplomb, confessando alla fine che il suo segreto lo sniffava.
Solo che:
- c’erano 58 gradi in macchina, e, secondo il termometro dell’auto, 51 fuori (forse misura direttamente la temperatura della lamiera)
- io avevo una maglia che conteneva una certa percentuale di lana
- lo specchio dell’ascensore del supermercato si ostinava a non restituire un’immagine di aplomb, piuttosto una specie di sacco del pattume con i capelli a cordini per legarlo una volta pieno.
- Babi era indeciso circa le sue necessità corporali, il che ha comportato numerose gite al bagno del piano superiore, imponendomi ogni volta la visione dello specchio dell’ascensore.
- Possedevo un solo euro in moneta, custodito gelosamente nel carrello che tentavano tutti di sottrarmi alle giostre e al bagno, e che Babi implorava di estrarre per fare un giro sull’aeroplanino.
- La fila al Lavasecco era qualcosa di incredibile, e tutti portavano una trapunta sulla spalla, come l’immigrato i suoi tappeti sulla spiaggia che nessuno vuole, contribuendo a un’atmosfera di rassegnazione inaudita
- Ho aspettato tredici numeri al banco degli affettati per farmi dire che la bresaola bovina era finita, e che l’avrei trovata solo già tagliata sul vassoio: era equina.
- In macchina ho mandato a quel paese una Mercedes che sporgeva sulla carreggiata nel tentativo di imporre la sua uscita dal portone, e una BMW che mi ha bellamente tagliato la strada in un riuscito tentativo analogo, salvo poi trovarmele una davanti e una dietro ad un eterno semaforo isolato di paese.
E poi dicono: perché ti droghi?
Solo che:
- c’erano 58 gradi in macchina, e, secondo il termometro dell’auto, 51 fuori (forse misura direttamente la temperatura della lamiera)
- io avevo una maglia che conteneva una certa percentuale di lana
- lo specchio dell’ascensore del supermercato si ostinava a non restituire un’immagine di aplomb, piuttosto una specie di sacco del pattume con i capelli a cordini per legarlo una volta pieno.
- Babi era indeciso circa le sue necessità corporali, il che ha comportato numerose gite al bagno del piano superiore, imponendomi ogni volta la visione dello specchio dell’ascensore.
- Possedevo un solo euro in moneta, custodito gelosamente nel carrello che tentavano tutti di sottrarmi alle giostre e al bagno, e che Babi implorava di estrarre per fare un giro sull’aeroplanino.
- La fila al Lavasecco era qualcosa di incredibile, e tutti portavano una trapunta sulla spalla, come l’immigrato i suoi tappeti sulla spiaggia che nessuno vuole, contribuendo a un’atmosfera di rassegnazione inaudita
- Ho aspettato tredici numeri al banco degli affettati per farmi dire che la bresaola bovina era finita, e che l’avrei trovata solo già tagliata sul vassoio: era equina.
- In macchina ho mandato a quel paese una Mercedes che sporgeva sulla carreggiata nel tentativo di imporre la sua uscita dal portone, e una BMW che mi ha bellamente tagliato la strada in un riuscito tentativo analogo, salvo poi trovarmele una davanti e una dietro ad un eterno semaforo isolato di paese.
E poi dicono: perché ti droghi?
lunedì 23 maggio 2011
Mamma, oggi vai a yogart?
Giovedì, alla consueta lezione di yoga, sono arrivata in leggero ritardo, tanto da penetrare nella stanza dai pavimenti scricchiolanti facendo un caos del diavolo, mentre le compagne tentavano di localizzare il proprio corpo abbandonato e di respirare attraverso le membra, con un tale nervosismo dovuto al 730 appena fatto al CAAF, luogo in cui frotte di giovani vengono addestrati a diventare cerberi per un mese di fervente attività solo al fine di rifiutarmi numerosi documenti, così nervosa, dicevo, da affrontare l’improvviso rilassamento da atmosfera yoga con un sonno atavico e pericoloso.
Questo sonno già mi minacciava mentre mulinavo le gambe in ampi cerchi piegata in sei, mentre srotolavo la colonna vertebrale dondolando sul pavimento, mentre simulavo il tiro alla fune per allungare le vertebre, mentre intrecciavo danze con le mie anche. Figuriamoci nel momento del rilassamento finale, quando, abbandonati sul materassino sotto una leggera copertina, ci viene richiesto di seguire la voce dell’insegnante attraverso viaggi pacifici al recupero di se stessi.
Giovedì non c’era verso, la burocrazia occupava tutto il mio essere, e se lo contendeva con il dormiveglia, che all’ultimo è risultato vittorioso.
O meglio, lo è stato finché un genio del tempismo, ignorando il cartello che appeso alla porta, a lettere cubitali, minaccia pene corporali inaudite a chi interrompa la meditazione, ha spalancato la porta sfiorando i miei stinchi e provocando in me e qualche altro sensazioni simili a quando il telefono suona alle 4 di mattina e tuo figlio non è ancora tornato dal consueto rave.
Ecco: il rilassamento fatto da svegli regala una sensazione di riposo pari a due ore di sonno continuato. Il sonno interrotto da un imbecille toglie qualche mese di vita. Dunque ho perso in un attimo i benefici di due mesi di yoga.
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