mercoledì 18 maggio 2016

Vincere facile

In questa vita travestiti da creature normali, che boccheggiano tra lavoro, spesa, figli, fitness, pulizie, passioni e convivialità, fortunatamente non resta il tempo di prendere atto della propria condizione fino in fondo. 
Altrimenti staremmo tutti in fila, a contenderci la posizione migliore per gettarci dal ponte del Diavolo.
Ma ieri ne ho avuto una decisa percezione, capendo nel contempo quanto possa essere facile, per attori e ricconi in genere, mantenersi costantemente a livello di ciò che le telecamere pretendono da loro.
Dopo lavoro ho sperimentato un paio d'ore, naturalmente affannate, perché non mi è dato di vivere diversamente, ad occuparmi esclusivamente del mio corpo (se tralasciamo quella dozzina di messaggi tipo "spengo il telefono, mi raccomando, tieni vicino il tuo, che se chiama la scuola..." "Nonno G, prendi tu Babi, io corro a prendertelo 14 minuti dopo" "ce la fai a fare benzina prima delle 18.25?")
Ho corso sul diabolico tapis roulant che amichevolmente chiamo "Fonzio Pilato" e che altrettanto amichevolmente mi definisce "balena di merda", raggiungendo traguardi per me stratosferici, che corrispondono più o meno alla distanza percorsa da Bolt dal letto al bagno per un bisogno notturno. Nell'eterna e sfibrante corsa ho ascoltato brani che farebbero ridere chiunque, quale sprone all'attività fisica: anche me, dunque li scelgo per correre col sorriso.
Poi stretching come quelli veri, praticamente una pubblicità di abbigliamento sportivo, depilazione mirata ad evitare di causare un infortunio sul lavoro per incendio da sfregamento alla povera massaggiatrice, e...appunto: massaggio gentilmente offerto dai colleghi per il compleanno.
Abituata esclusivamente a massaggi di tipo curativo, una sorta di fight club tra fisioterapista e muscolo, in cui tutti intorno fanno il tifo ruttando birre e io soccombo rantolando e invocando pietà come l'ispettore Clouseau al suo maggiordomo orientale, ieri mi sono goduta un massaggio estetico, dove la lotta tra l'estetista e il pannicolo adiposo si svolgeva a suon di cremine profumate e delicate gentilezze.
Giuro. Alla fine di tutto ero belllissima, nello specchio del centro estetico. Perfino abbronzata. Perfino ragazzina. 
Perché mai guardarsi in altri specchi, d'ora in poi? Tanto sarà quella, la foto sulla mia tomba.

martedì 17 maggio 2016

Da adulti

Mamma, questo problema dobbiamo risolverlo da adulti:
Mela mela blu
Esci proprio tu

Ida y vuelta

Ebbene ci riprovo.
Quando la vita ti assale, l'atto di descriverla ne risente. Ma in fondo al cervello rimane il tarlo dell'abbandono di un progetto, indipendentemente da quanto fosse riuscito, da quanto fosse utile o noto. E quel tarlo ti corrode.
Diventa tutta questione di equilibri: la vita mi lascerà il tempo di descriverla? Ma se me ne lascia il tempo, è perché non crea niente che poi io possa usare?
Temo che le cose accadano a tutti e a nessuno, e l'abilità di cavarne sempre qualcosa da lasciare, inciso sulla pietra o su qualcosa di labile come la rete, costituisce tutto il resto.
Che poi sì, se fai naufragio su un'isola infestata dai discendenti di coloro che gli ammutinati del Bounty costrinsero a scendere in una scialuppa, in procinto di vendicare i propri avi, la vita in qualche modo aiuta le lettere, ma forse non ti viene tanto incontro in tema di sopravvivenza serena.
Dunque ora il vaso è colmo. Non di idee, non di speranze, solo di voglia. Urgenza. Necessità.
Dunque eccomi.
Vuelvo

giovedì 26 dicembre 2013

Natali

Da anni vivo diversi natali: da piccola si pranzava da una nonna per poi percorrere una settantina di chilometri per aprire i regali anche dall'altra nonna, ora le cose si sono ulteriormente complicate: vigilia da nonna D, natale dagli zii paterni, santo Stefano addirittura cambiando regione per raggiungere i parenti di Marito. Il tutto come se fosse la prima volta, quanto al mangiare, dico, ogni giorno ricominciando come se l'occasione fosse l'unica.
Domani rotolerò in giro per la città.
Oggi si è giocato a quel gioco in cui ci si trova con un biglietto in fronte col nome di un personaggio che bisogna indovinare parlando coi commensali, che rispondono alle domande con sì o no. Due erano le zie che confondevanocontinuamente  i concetti di portatore di biglietto e biglietto. 
- ho la barba? 
- certo.
- Zia, Gianni Morandi non ha mai avuto nemmeno la barba di un giorno dopo una ciocca.

- sono una donna?
- si!
Zia, Michael Jordan è maschio!

- sono un uomo? 
- sì
(Poco dopo)
- sono un animale?
- zia, secondo te il fatto che abbiamo unanimemente convenuto che sei un uomo, che implicazioni ha?

Babi ha presto indovinato di essere la Befana (sono realmente esistito? Ceeerto!). Marito si è trovato a suo agio nei panni di Gesù. Più dura è stata per il cugino Andrea, divenuto Antonio Cornacchione, e per la zia B. nei panni di Ciuchino. 







venerdì 13 dicembre 2013

libri



La Masnà di Raffaella Romagnolo - all’inizio ho fatto molta molta fatica a leggerlo. Intanto le frasi dialettali nel testo devono essere inserite mettendo il lettore nella condizione di capire perfettamente il senso, attraverso un contesto ben chiaro, o con note a piè di pagina, o invitando alla lettura di un buon vocabolario o che ne so. Invece decine di volte nel romanzo capita di cercare di indovinare il senso della frase, sentendo di perdere qualcosa. Anche i continui salti spazio-temporali, a mio parere assolutamente inutili allo sviluppo della storia, non agevolano ad una lettura piacevole. Andando avanti mi sono anche appassionata alla trama quanto bastava ad arrivare in fondo, ma nel complesso l’ho trovato modesto.
Poi ho letto Manuale di cucina sentimentale di Martina Liverani, sempre sperando di incontrare casualmente quella scrittura leggera e divertente, credibile e avvincente che ha fatto la fortuna di tante commedie sentimentali, per lo più americane. E magari di trovarla in Italia. Anche questa volta buco nell’acqua.

la specie



Nelle rare mattine in cui, per svariati motivi, ho il privilegio di rimanere a casa, mi capita di sfogliare la televisione come una rivista dal parrucchiere - tra l’altro avere i capelli in ordine è l’unico metodo che conosco per acquisire una sufficiente conoscenza dei vips che attualmente infestano l’establishment dello spettacolo, e se vedeste la mia criniera intuireste che sono molto indietro con lo studio.
Questo uso saltuario del tubo catodico ad ore sconvenienti mi porta a conoscenza di mondi paralleli dai risvolti contemporaneamente inquietanti e affascinanti, come ogni risvolto dovrebbe essere, compreso quello della giacca.
L’altro giorno sono incappata in una trasmissione allucinante, in cui delle persone, negli Stati Uniti, convivono con particolari ossessioni: chi mangia spadine di plastica per tenere fermi i tramezzini dall’età di undici anni, sfoggiando un fegato ben oltre le dimensioni dell’intero corpo, chi si ciba di rotoli di carta igienica, attendendo con pazienza l’inevitabile fatale blocco intestinale. Chi si ciba delle ceneri del coniuge, angosciato dal momento in cui le finirà per l’unicità della mercanzia. Ma c’è anche chi dorme da quindici anni con accanto un phon acceso. E chi si fa quotidianamente il bagno in 4 litri di candeggina. Ora, se lasciate a se stesse le persone sono capaci delle più enormi puttanate che possano essere concepite al mondo, in particolare nel caso in cui non abbiano problemi da risolvere tipo la fame: questo è un dato di fatto. Ma che nella trasmissione nessuno (il commentatore, i medici e gli psichiatri intervistati, i familiari stremati) abbia mai fatto cenno al consumo energetico di un phon che rimane acceso inutilmente per otto ore a notte, o all’inquinamento che causano 4 litri al giorno di inutile candeggina, moltiplicati per un enorme numero di coglioni, è la cosa che più mi ha fatta imbestialire, da fanatica della differenziata che mette nell’umido una zanzara appena schiacciata tra le mani. E  mi ha fatto riflettere sui passi che tante persone in tutto il mondo, prede infantili di un sogno americano rimasto identico dagli anni 50, come se da adulti restassimo tutti cristallizzati nel desiderare bambolotti e macchinette, devono ancora compiere per una sensibilizzazione che sia appena sufficiente alla sopravvivenza della specie. Mi ha fatto chiedere infine se ne valga la pena, di far sopravvivere la specie.

domenica 10 novembre 2013

Coerenze

Cosa, nella premiata ditta, contraddistingue l'agire della dirigenza? Senza dubbio la marmorea coerenza, la precisione nelle direttive, la chiarezza degli intenti.
Prova ne è la seguente conversazione con un collega:
- Che dici, D, non è per nulla chiaro, questa cosa la faccio o non la faccio?
- Nef, è sufficiente che tu scelga se vuoi essere cazziata perchè l'hai fatta o perchè non l'hai fatta. Scegli liberamente.