domenica 10 novembre 2013

Coerenze

Cosa, nella premiata ditta, contraddistingue l'agire della dirigenza? Senza dubbio la marmorea coerenza, la precisione nelle direttive, la chiarezza degli intenti.
Prova ne è la seguente conversazione con un collega:
- Che dici, D, non è per nulla chiaro, questa cosa la faccio o non la faccio?
- Nef, è sufficiente che tu scelga se vuoi essere cazziata perchè l'hai fatta o perchè non l'hai fatta. Scegli liberamente.

martedì 29 ottobre 2013

Ultimi libri

Non contenta di essermi assicurata, grazie al kindle, un centinaio di libri sempre in tasca, non contenta di indulgere a comprarmene a volte anche di cartacei, per ricordarne ruvidezza e odore, e non dire, in punto di morte, cos'ha in mano quel buffo signore? guardando l'onnipresente breviario, ora mi sono messa a trafugare libri al supermercato, non nel senso di rubarli, ma di avvicinarmi con fare ambiguo allo scaffale del bookcrossing, mollando volumi e intascandone altri, come un tossico che fruga tra le siepi del parco della stazione.
Ho comprato Sarah Hodgson - Cuccioli per negati per dare un impulso alla piccola e incruenta lotta che si svolge in famiglia: cane o non cane.
Per il no milita Marito, che tiene a chiarire che gli è chiara l'importanza di avere un animale, per un bambino, e che per lui va bene qualsiasi cosa, purché non venga chiamato a occuparsi assolutamente di niente, in particolare delle passeggiate. Lo sostiene in pieno - se non si rovinasse le unghie riempirebbe di graffiti e tazebao l'intera casa - Pantacollant, che non capisce cosa mai ci si possa trovare, in un sacco di pulci indemoniato, perchè mai si debba desiderarlo. Il partito del sì è naturalmente il mio: il mio destino è percorrere la mia strada, dall'infanzia ad ora, con famiglie che condividono appieno la visione della vita di Pantacollant. Ma io manco in sicurezza, vedo intorno a me famiglie che abitano in appartamenti di 75 metri quadri con due figli, cani di grossa taglia, numerosi gatti, canarini, cavie e insetti stecco a profusione, ma mi lascio angosciare dai familiari che mi chiedono continuamente se nella mia vita io possa trovare il tempo, la voglia, la forza, nemmeno avessi l'intenzione di adottare una famiglia di diciotto orfani scampati a una guerra. Di solito, in queste situazioni, chi prende la decisione è il figlioletto, che pianta due capricci al posto giusto, usa le lacrime a mo' di gentile ricatto, e ottiene un cucciolo di cui mai si occuperà. Ecco, non Babi. Lui mostra tiepidissimo entusiasmo nel vedere cuccioli per la strada, e, un giorno di pioggia, l'ho sentito dire, senza nessun nesso con ciò di cui stavamo parlando: piove, meno male che non abbiamo un cane, se no dovevamo portarlo in giro. Mi chiedo che altre perle di saggezza riuscirà a partorire a sedici anni. Intanto mi sono letta il libro, perché l'arrivo di un cane parlante che mi convinca a tenerlo con argomentazioni sensate non mi trovi impreparata. L'autrice mi ha dato alcune dritte, ma la trovo un po' caotica. Toccherà rileggere, magari quando la cosa avrà un senso, e anche comprarne un altro. 
Ho sequestrato al bookcrossing A cena con Anna Karenina  di Gloria Goldreich perchè cenare con un personaggio così importante che un libro continua per trecento pagine dopo la sua morte mi sembrava interessante. Banale. Imbarazzante. Harmony. Lo rimetto giù al più presto, sperando che nessuno mi noti.

venerdì 25 ottobre 2013

Ansie da professionisti

Ora canto. E sto meglio, come non riesco nemmeno a descrivere. Ho aspettato per cantare ehmehm anni della mia vita, dedicandomi a imprese corali, o limitandomi ad essere una dei milioni di showersingers che costellano la parte di mondo in cui si può liberamente disporre di una doccia.
Tutto perché l’angoscia di presentarmi davanti a della gente, e cantare, e esibirmi, e atteggiarmi, superava qualsiasi beneficio potessi trarre dall’esprimermi, o anche solo dagli applausi.
Ora canto, e sto meglio. Ci ho messo troppi anni a capirlo, e ne coltiverò sempre il rimpianto.
Ma ho un amico, N, che supera ogni mio limite in merito all’ansia da prestazione. Nel senso che la sua angoscia non riguarda l’esibirsi per farsi, in qualche modo, giudicare: riguarda qualsiasi situazione in cui lui non gli sia permesso di accoccolarsi sotto una scrivania.
La prossima primavera deve sposarsi, l’amico N. E la cerimonia, già di per sé, comporta una certa sovraesposizione delle due creature che, nel quadro d’insieme, si definiscono sposi, e i cui genitori pagano spesso cifre indicibili per metterli alla berlina di fronte a un centinaio di persone.
L’amico N non è ancora arrivato a gestire questa emozione. Non ho nemmeno il coraggio di rammentargli che dovrà farvi fronte, magari aiutandolo a prendere atto della cosa facendo riferimento ad altri matrimoni a cui abbia potuto partecipare, e ricordandogli quelle personcine vestite in modo particolarmente costoso, nel bel mezzo della navata. 
No, lui ora ha un altro problema. Il corso per fidanzati.
Questa istituzione ha preso molto piede, in questi anni. Non so descriverla molto bene, avendo omesso l’intero settore dal mio matrimonio. Diciamo che mi sono sempre molto divertita ad ascoltarne vari aneddoti dai partecipanti. Ancora però non mi era capitato di sentire di ansia da prestazione.
 Nef, sono stato lì, e ho dovuto dire a tutti il mio nome e cognome. Questa fase l’ho superata, più o meno, anche se ho ancora i brividi. Il corso è eterno, tende a superare la data del matrimonio, ma pare che il numero degli incontri si possa ridurre se ci si assoggetta a commentare dei passi biblici con la propria fidanzata, o con altre coppie. Traendone spunto per la vita di tutti i giorni! Io credo di non farcela. Io credo che tirerò fuori a tempo debito un attacco epilettico, di quella epilessia che, nel rinnovare la patente, ho negato di avere, insieme ad altre numerose malattie. Io preferisco che mi ritirino la patente. Non credo di farcela, Nef.
Non oso immaginare la scelta delle bomboniere.

venerdì 18 ottobre 2013

Modello giuditta

- Babi, sai che oggi siamo stati in giro in vari negozi per vedere se riusciamo a cambiare tutte le nostre vecchissime finestre?
-Evviva! Quelle nuove le voglio rotonde e triangolari!

Vette sublimi

La signora ospite in studio: "E allora mi sono ritrovata in questo prato, distesa. E lì sono stata posseduta dalla Luce".
Il giudice: "Dalla Luce?"
La signora: "Sì, ma era un alieno, mi ha detto che si chiamava Zurdu"
Il giudice: "Scusi, ma questo alieno era sardo?"
La signora: "Non lo so. Mi ha posseduta dodici volte in mezz'ora"
Il giudice: "Beh, una bella eiaculazione precoce"
(Forum, Rete4)

Informazioni improcrastinabili

Un caro amico mi rimprovera sempre di avergli occupato uno dei pochi neuroni rimastigli con la data del compleanno di Joey Tempest, di cui non riesce più a liberarsi. Riferisco l’aneddoto alla collega N, che rimane impassibile. Ci guardiamo. Entrambe, contemporaneamente, ammettiamo di sapere che è il compleanno di Boy George. Ci accordiamo per organizzare uno spritz per l’evento.
Temo che il mio amico non troverà comprensione. I neuroni ballano.
Ah, tanto per proseguire con il contagio, il compleanno dello Europe è il 19 agosto. E ora sono fatti vostri.



martedì 15 ottobre 2013

L'influsso della luna

Una volta Stefano Benni ha scritto un breve racconto dalla parte del puntuale, che, dopo una vita di attesa, può avere qualche ragione di diventare violento. Ebbene, io ora scriverò dalla parte di coloro che affrontano la vita con il sorriso medio, categoria nella quale mi vanto di operare.
Ci sono conflitti di pensiero e molteplici studi sull’influenza della luna sulle colture, ma pare non esista conflitto sull’influsso della luna sull’umore di certi eletti.
Il lunatico è quella creatura, piuttosto diffusa in natura, che ha una miriade di momenti no che di loro potrebbero corrispondere a quelli di ogni altro essere umano, ma che ha imparato a far fruttare ottimamente, poiché si sente autorizzato ad essere: Superiore. Capito. Non disturbato.
Fondamentalmente il lunatico è un prepotente, a volte inconsapevole. Egli (e non lo dico a caso, visto che in base alla mia esperienza il lunatico è per il 75% uomo) decide che è il momento di essere incazzato. Il motivo, normalmente non si sbilancia a fornirlo, forse nemmeno a se stesso, tanto è conveniente permanere in quello stato. Il mondo deve farglisi intorno a distanza di sicurezza, non deve chiedere troppo, bensì limitarsi ad informarsi educatamente e brevemente per testimoniare il suo incoraggiamento. Il mondo deve creare una dolce barriera di protezione. Silenziosa. E tutti ci stanno, a questo gioco delle parti!
Chi circonda il lunatico prende un espressione di comprensione, si aggira nei dintorni sussurrando: eh, sai, è lunatico. Che vuoi fare, ha la luna storta. Sai come è fatto. E questo dovrebbe bastare a capire, e ad adottare tutta una serie di accorgimenti, tra cui il non pretendere assolutamente nulla dal lunatico. Ma l’effetto più paradossale, a mio parere, è il disprezzo che il lunatico, e quelli del fanclub, nutrono per chi vive col sorriso medio.
Al lunatico non passa neppure per l’anticamera del cervello che l’altro si aggrappi anche a fatica al suo sorriso medio, al solo fine di non far pesare sugli altri le proprie vicende, oltre che a mesto tentativo di autoconsolazione. Per il lunatico, egli è solo fortunato. Superficiale. E un po’mona.
E forse è vero, visti i vantaggi della lunaticità.