lunedì 5 ottobre 2009

Ce ne fosse una a metano


Ormai la famiglia Automezzi sta tirando gli ultimi, quanto a concentrazione, lucidità e visualizzazione dell’obiettivo, e proprio in questo periodo l’oliato equilibrio di automobili necessarie a farla procedere nella vita si è rotto.
Nell’ordinato susseguirsi dei giorni, Marito va al lavoro alle 7 con la macchina di nonna D, Io e il babi andiamo al lavoro e all’asilo alle 7.20 con la macchina della famiglia, il nonno G nel pomeriggio parte con la propria auto e va a prendere il babi all’asilo, lo porta a casa nostra, e poi io o Marito arriviamo e lo lasciamo libero di andare a casa sua. Nonna D, però, in tutto questo fluire del gioco, rimane appiedata, e se ha bisogno della sua auto la chiede timidamente, e le viene portata in zona di traffico limitato, con sul collo l’alito del Vigile Urbano, categoria che dove viviamo rappresenta il folclore costituito in città come Belfast o Bilbao dai gruppi armati; in questi momenti l’andamento-macchine viene momentaneamente modificato per supplire al senso di vuoto, in modi sempre nuovi e fantasiosi.
Bene. La macchina di nonna D è rimasta per tre settimane dal meccanico, e siamo intervenuti in questo senso: io utilizzo la macchina di Nonno G, la abbandono fuori dal posto di lavoro, Nonno G arriva in autobus con la seconda chiave, prende l’auto, con quella raccoglie il babi all’asilo, e qualcuno a caso tra Nonno e Marito viene a prendermi al lavoro.
Non paghi del quotidiano roteare, frequentemente uno di noi a caso si trova con due chiavi uguali, evento che in questo gioco costa molti punti di penalità, e comporta viaggi all’alba per favorire un’equa distribuzione delle stesse (metodo “one man, one key”).
Babi, poi, ha pensato un giorno come questo meccanismo troppo lezioso gli fosse venuto a noia, e ha nascosto la seconda chiave (metodo "two men, one key"), cosicché io mi sono trovata per giorni a spiegare via sms a Nonno G non solo dove si trovasse la macchina aperta, ma anche dove fosse nascosta la chiave.
E ho volontariamente omesso, per paura dell’eccesso di Murphy, il problema rappresentato da seggiolini, passeggini, lettini, che sempre, dico sempre, si trovano nell’auto sbagliata rispetto a quella in cui eravamo tutti sicuri di averli lasciati, con conseguenze fastidiose in tema di trasporto bebè.

Ora basta. Per quanto la generosità di Nonna D nel fornire quattro ruote a richiesta sia notoria, per quanto io mi ricordi con estrema nostalgia ecologica i tempi in cui non conoscevo altro che autobus d’inverno e bici d’estate, mezzi che attualmente sono fuori discussione, nella Famiglia Parcomacchine entrerà una seconda automobile, della stessa marca di quella che Nonno G sta per rottamare, e che già ci mancava. A questo proposito, cercasi nome per questa nuova rossa fuoco di seconda mano.
Ora credo di capire come Berlusconi sia riuscito a perdersi in un giro di Escort, Ford.

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